Si cammina su un tappeto di posidonia e si osserva stupiti cosa la furia della natura è riuscita a fare in poche ore: alberi sradicati, una parete completamente distrutta, ingenti danni anche alle rovine archeologiche. Sin da subito il sindaco Walter Cabasino ha espresso “che i beni del patrimonio pubblico danneggiati non potranno essere sistemati con le risorse comunali. Per questo, sia per i beni pubblici e sia per quelli dei privati, confidiamo e chiediamo un intervento economico urgente sia da parte della Regione che dello Stato”.
L’area ora è fragile e in parte interdetta per la sicurezza di cittadini e avventori anche se, “nonostante l’istallazione delle transenne per la messa in sicurezza delle strade e delle aree colpite dalle mareggiate, continuano a pervenire numerose segnalazioni di persone che, in auto e a piedi, percorrono questi tratti interdetti.
Desideriamo ricordare a tutti che la chiusura di tali aree ha la scopo di verificare le condizioni di sicurezza, rimuovere i detriti e, allo stesso tempo, recuperare la sabbia trasportata nelle strade e nelle zone limitrofe.
Il continuo passaggio di auto e pedoni, oltre a mettere a rischio l’incolumità delle persone, intralcia i sopralluoghi e le operazioni di pulizia, impedisce inoltre il recupero della sabbia, causandone la dispersione”.
Il parco archeologico: “Il mare, con una forza antica e inarrestabile, ha divelto le assi di legno che proteggevano le aree del Foro Romano. Nel farlo ha tracciato una croce, un segno potente, quasi involontario, che parla di sofferenza e sacrificio. È come se quel gesto ci costringesse a guardare in faccia il dolore del nostro sito: bellissimo, fragile, ferito.
La furia degli eventi meteorologici si è abbattuta su Nora con una violenza mai vista prima, lasciando dietro di sé ferite profonde.
Il sito sta soffrendo, e noi soffriamo con lui”.
Un albero spezzato, “piegato dalla tempesta, racconta più di mille parole: è l’immagine estrema della forza che si è scagliata contro questo luogo, simbolo di una battaglia impari tra uomo, storia e natura.
Eppure, anche in mezzo a questa passione, sappiamo una cosa.
Nora non è solo dolore. Nora è resistenza.
Siamo certi che la nostra bellissima Nora si rialzerà anche questa volta, come ha fatto tante altre volte nel corso dei secoli. Tornerà più forte, più luminosa, ancora più consapevole della propria grandezza.
A noi spetta un compito semplice e allo stesso tempo fondamentale: non voltare lo sguardo, prendercene cura, aiutarla a rimettersi in piedi.
Perché Nora vive”. Il sito ha subito riaperto i cancelli per ospitare chi vuole ammirare la città antica grazie al lavoro senza sosta di tanti “per rimettere in piedi un sito colpito, ferito, ma non spezzato. Con impegno, dedizione e amore abbiamo sistemato i percorsi, rendendoli di nuovo sicuri, per permetterci di tornare ad accogliervi.
Un grazie sincero alla Soprintendenza, intervenuta con grande rapidità per una prima ricognizione dei danni. Grazie al Comune di Pula, presente fin da subito, che si è messo immediatamente in movimento per rendere possibile questa riapertura.
Ma il grazie più profondo va ai nostri manutentori, alle guide e a tutto il personale del sito: persone straordinarie” che nei giorni successivi al ciclone “si sono messe completamente a disposizione, con il cuore prima ancora che con le mani, per permettere a Nora di riaprire”.











