Enrico Montalbano, l’ultimo runner del Poetto ai tempi del Coronavirus a Cagliari: “Lo so, sono un privilegiato”

“Abito qua vicino e tutti i giorni faccio la corsetta sul lungomare. Siamo solo in due a farla. Me lo dicono tutti: sono fortunato”. E difende Janko, il ragazzo sgridato ieri dalla polizia durante la corsa sotto casa. “Il limite dei 200 metri è per le passeggiate coi cani: l’attività motoria è genericamente consentita in prossimità della propria abitazione”

Non c’è un limite preciso alla corsetta. Quello dei 200 metri vale solo per la passeggiata con gli animali. L’attività motoria invece è consentita genericamente “in prossimità” della propria abitazione. Così a Cagliari c’è chi per correre deve attraversare le strette viuzze del centro storico o tra i palazzoni di San Benedetto. E c’è invece chi ha il privilegio di poter correre sul lungomare. “Sì me lo dicono tutti, sono proprio fortunato”. Enrico Montalbano, 55 anni, residente nel rione del Poetto, è tra i pochissimi cagliaritani che può farsi la corsetta a due passi dalla spiaggia, sfidando i controlli della polizia municipale e senza andare incontro alle sanzioni. E se la fa tutti i giorni dall’altezza dello stabilimento D’Aquila fino a via Ischia e via Gorgona e ritorno. “Siamo in due a correre quotidianamente sul lungomare”, spiega, “e abbiamo un accordo tacito: uno di noi corre la mattina e l’altro al pomeriggio”.
Montalbano difende il runner Janko Madronic che ieri ha raccontato di essersi beccato un rimprovero dalla polizia durante una corsa a 50 metri da casa sua. “L’ordinanza di Solinas dice che si può fare attività motoria solo in prossimità della propria abitazione ma la distanza non è quantificata”, spiega Montalbano, “l’unica quantificazione è quella dei 200 metri per la passeggiate dei cani e degli animali, ma la polizia municipale mi dice anche che si può andare oltre i 200 metri di distanza”. Dalla polizia municipale ammettono: il limite dei 200 metri è per la passeggiata col cane. La corsetta è consentita nella generica “prossimità” della propria abitazione. Si tratta alla fine di una questione di buon senso civico.


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