Eccolo, l’ultimo volo Alitalia per Cagliari: la notte della nostalgia per i sardi a metà strada tra Peter Pan e Icaro

L’ultimo volo di Alitalia per Cagliari, partito da Roma ieri sera, intriso di una strana nostalgia, a metà strada nel cielo tra la voglia del futuro e la certezza di restare per sempre ingabbiati in un’Isola. Dove si gioca al ribasso, e non è solo l’asta della continuità territoriale. Si gioca al ribasso delle speranze, del lavoro, ma anche semplicemente da un punto di vista geografico. Il virus, la pandemia, hanno spezzato le ali ai sardi: appena dieci anni fa vivevamo il boom dei viaggi, bastavano 9 euro o magari 19,99, per strappare un’offerta low cost

L’ultimo volo non è mai un gioco. Intrappolato nelle mappe, centinaia di cagliaritani lo immortalano nel percorso sul display, e scappa una lacrima. Forse perchè volare ci ricorda un po’ anche le favole, da Peter Pan in poi. L’ultimo volo di Alitalia per Cagliari, partito da Roma ieri sera, intriso di una strana nostalgia, a metà strada nel cielo tra la voglia del futuro e la certezza di restare per sempre ingabbiati in un’Isola. Dove si gioca al ribasso, e non è solo l’asta della continuità territoriale. Si gioca al ribasso delle speranze, del lavoro, ma anche semplicemente da un punto di vista geografico. Il virus, la pandemia, hanno spezzato le ali ai sardi: appena dieci anni fa vivevamo il boom dei viaggi, bastavano 9 euro o magari 19,99, per strappare un’offerta low cost e sbarcare in un’ora a Barcellona, Parigi, Londra o Madrid. Sembrava un sogno, sembrava davvero di stare lì, al centro delle favole: noi sardi, prigionieri da sempre, ad organizzare comitive come se le distanze si fossero per una volta abbattute. A fotografare  la paella e a socializzarla in un flash, per immortalarla nell’album dei ricordi.

In fondo anche andare a Roma o Milano era più facile, un volo ogni due ore, i prezzi finalmente calmierati anche se  quelli nazionali non erano mai davvero bassi, gli orari puntuali, quell’ebbrezza che tutto fosse più facile. Che insomma per noi, sardi, che la nave l’abbiamo nel sangue, ora fosse quasi un gioco in aereo raggiungere qualunque destinazione e a costi più agevoli. Questo non era solo felicità, vacanza, allegria: significava scambi di cultura, vita sociale, crescita economica, chances di ogni tipo, enormi possibilità di conoscenze e anche di lavoro. E gli emigrati, colmi di gioia nel rivedere le famiglie senza salassi. O le coppie a distanza, che potevano abbracciarsi ogni weekend senza sacrificare l’intero stipendio.

Poi, di colpo, ci hanno spento la luce. Le compagnie low cost hanno alzato i prezzi, i tempi del Groupon dell’aria sono finiti senza che neanche ce ne accorgessimo. Ryanair, la compagnia che per eccellenza aveva portato quel sentimento di speranza e finalmente di sana libertà, ha cominciato a ritoccare le tariffe, a fare pagare il costo dei bagagli, sempre con un click-trappola in più. Le agenzie di viaggi hanno perso la bussola, o hanno faticato a orientarsi, molte sono fallite. I siti che vendono le camere di hotel (quelle si, sempre care) hanno fatto affari di platino. Perchè in fondo si pagava poco il volo, quindi si risparmiava per potersi permettere anche un hotel a 4 0 5 stelle in qualsiasi capitale europea. Su Facebook, il post delle lenzuola dorate su camere fantastiche il prezzo davvero non l’aveva. Vuoi mettere?

Sembrava un sogno, volare facile. I sardi viaggiavano, i giovani correvano e le frontiere sembravano quasi azzerate. Parliamo di appena qualche anno fa. Chi al check in arrivava per ultimo, in quelle corse a Fiumicino che conosciamo a memoria, si beccava il posto lato corridoio davanti all’ala: che aveva appunto il tricolore italiano, di Alitalia, come le braccia a forma di ali di Paolo Rossi ai Mondiali del 1982. Amori persi o appesi a un filo tra le nuvole, mancati di un pelo, vissuti senza fiato. Pazienza se per una volta, non si poteva godere lo spettacolo dello stadio Sant’Elia visto dall’alto (si, quando era ancora uno stadio), che era pieno di luci come il porto, i centri commerciali aperti e brulicanti di folla malata di shopping, le auto in fila indiana sull’asse mediano. Vista dall’alto, Cagliari col suo profilo sembrava ancora più bella, era meravigliosa, magica. Era la gioia di tornare a casa, dopo avere goduto di viaggi che per colpa dei prezzi alti ci avevano sempre negato. Perchè dopo ogni leggendaria corsa nel mondo, è sempre speciale ritrovare il nostro nido di vita.

E ora, che la luce è lì, più spenta che accesa, come una lampadina semi fulminata. Ora che il volo facile non c’è più. Bum. Stop. Due voli al giorno in questo weekend per la penisola, chi c’è c’è. Ora che stavamo per perdere anche la continuità territoriale, miracolosamente salvata come quel gol di Fonseca al 90′ a Marassi con la Sampdoria, rovesciata pazzesca nello stadio ammutolito di Vialli e Mancini, 1990: a proposito, c’eravamo con un volo scontato, fu la partita più bella dei tempi di Ranieri, per la generazione che Gigi Riva non l’ha mai visto giocare. Ora che nel caos del green pass e con la paura del virus per quasi due anni ha viaggiato solo chi doveva, più che poteva. E abbiamo rischiato esattamente di fare la fine di Icaro, forse avevamo volato troppo coi sogni e con la fantasia.

Oggi che per la prima volta è una compagnia spagnola e non italiana a prendersi la Sardegna, il tutto grazie a un ribasso d’asta da capogiro, capiamo di colpo quanto abbiamo rischiato di restare prigionieri. Proprio quando non potevamo viaggiare, volevano toglierci la storica nave Cagliari-Civitavecchia e anche il volo Cagliari-Roma. Roba da quarto mondo. Viaggiare tornerà ad essere un lusso, nei prossimi anni. E gli agenti di viaggio sono i primi a essere fortemente preoccupati, dopo due anni senza lavoro.

Era questo che forse volevano, i signori del cielo umano: ma pensate oggi a un ragazzo sardo di 18 anni. Con l’isolamento della pandemia, probabilmente non ha mai potuto vedere neanche la capitale italiana, come quel bimbo di 11 anni di Pontedera che ieri è scappato da solo di casa per andare a vedere in treno il Colosseo. Un ragazzo sardo che di anni oggi ne ha 28, ha invece probabilmente già visitato tantissime città, viaggiato e studiato in Europa, conosciuto l’America, incrociato gli occhi di milioni di coetanei. E ora magari i fratelli più piccoli restano lì, incollati a un auricolare di uno Smartphone in uno qualsiasi dei paesi della nostra Isola sempre più spopolata e forse mai così spaesata.

Green pass o no, però adesso ci spiegate come e dove potremo volare? A quale prezzo, di soldi e di vita? Adesso, per favore, su quel cielo che è comunque ancora nostro, ci disegnate almeno un pezzo di futuro, giusto per sapere cosa ci aspetterà? Sette mesi di tregua, con Volotea. E quell’ala bianca, rossa e verde, si è spezzata per sempre. Davvero. Inghiottita da una voragine di debiti che nessun governo ha saputo affrontare e colmare. Ora che persino quegli album di Fb si stanno ingiallendo. Ciao Sardegna, ciao Italy: dopo quel “restiamo a casa”, “non andrà tutto bene”. Ma non ci toglierete la voglia di sognare.

jacopo.norfo@castedduonline.it


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