Don Xaxa: “Voglio riaprire la mia chiesa a Cagliari, è più grande di un pullman”

Il parroco del Cep è sicuro: “Ho 400 posti, i fedeli possono ruotare e dividersi tra le varie messe. Dio si incontra solo in chiesa, sennò è come fare una telefonata a un amico, non c’è un rapporto diretto: alcuni parrocchiani continuano a entrare per una preghiera”. Cosa ne pensate?

La chiesa? Meglio, le chiese? “Vanno riaperte, basta seguire le giuste precauzioni visto che, prima di tutto, viene la salute. La mia è grandissima, ci sono quattrocento posti e posso benissimo fare i distanziamenti”. È netto e sicuro don Luigi Xaxa, 68 anni, parroco del Cep. Dal 2006 dirige la chiesa di Santa Maria del Suffragio, in un rione che, negli ultimi decenni, ha cambiato quasi totalmente pelle. I banchi sono vuoti da oltre un mese. O quasi: “Alcuni fedeli continuano a entrare per fare una preghiera, mi dicono che è brutto non poter assistere alle celebrazioni”. E, a tal proposito, il religioso è sicuro: “Come si entra in un pullman, che è chiuso, si può entrare in chiesa, un luogo che è più grande. Non dovrebbero esserci problemi a disciplinare le persone, una messa dura quarantacinque minuti e non si deve rimanere tanto. Il sabato ho anche quattrocento fedeli, col distanziamento ce ne possono stare centoventi e possono ruotare tra loro, dividendosi tra le varie messe”.

C’è però chi dice che Dio è ovunque e che anche a casa, per strada o in una spiaggia si può entrare, con la preghiera, in contatto con lui: “È vero, ma una cosa è parlare con un amico per telefono, un’altra è avere un rapporto diretto e completo, che avviene solo con l’Eucarestia”, e fuori dalla chiesa “non si può fare”. “Lo dice anche il Papa che i sacramenti vanno ricevuti e che la chiesa non può essere virtuale”, ricorda don Xaxa, “non ci sono problemi nemmeno per le confessioni, basta una stanza grande e ben arieggiata, oltre a mantenere la distanza opportuna”.


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