Diritto allo studio, l’Ateneo di Cagliari fa lezione anche in carcere

Iniziata con una lezione del rettore Maria del Zompo una serie di seminari organizzati all’interno della casa circondariale di Uta dal polo universitario penitenziario di Cagliari. Il plauso del provveditore regionale delle carceri, Maurizio Veneziano: “Progetto pilota che sarà attuato nel resto d’Italia, fa in modo che quello della pena non sia un tempo sospeso, ma possa raggiungere le finalità previste dalle norme. E riduce il rischio di recidiva”

E’ stata una lezione di Maria Del Zompo, Rettore dell’Università di Cagliari, ad aprire il ciclo di seminari organizzati nell’ambito del Polo Universitario Penitenziario di Cagliari, che vede l’Ateneo del capoluogo sardo impegnato nella promozione di attività di formazione universitaria in carcere per garantire il diritto allo studio di condannati e condannate in regime di privazione della libertà. Nella lezione svolta all’interno del carcere di Uta davanti a una trentina di detenuti, la prof.ssa Del Zompo ha affrontato il tema “Musica, emozioni e cervello”: presenti il Procuratore della Repubblica di Cagliari Maria Pelagatti, il  Provveditore regionale delle carceri della Sardegna Maurizio Veneziano, il magistrato di Sorveglianza Ornella Anedda, il direttore della Casa Circondariale Marco Porcu, il comandante del Corpo di Polizia Penitenziaria Andrea Lubello, alcuni docenti dell’Ateneo (che terranno i successivi seminari) e un gruppo di studentesse  e studenti e del corso di laurea magistrale in Psicologia dello Sviluppo e dei Processi Socio-lavorativi.

L’iniziativa – che proseguirà nelle prossime settimane con altri seminari che vedranno alternarsi docenti e personale dell’Ateneo cagliaritano – rientra nelle attività dei Poli Universitari Penitenziari (PUP), istituiti dalla CRUI nel 2018 e coordinati dalla Conferenza Nazionale dei Delegati dei Rettori per i Poli Universitari Penitenziari (CNUPP). Sono attualmente 24 gli Atenei coinvolti e livello nazionale, con attività didattiche e formative in poco meno di 50 Istituti penitenziari e sono circa 600 gli studenti e studentesse iscritti in tutta Italia.

“Realizzare questa iniziativa è per noi un valore importante – ha detto Maria Del Zompo rivolta ai detenuti – Siamo sensibili alla vostra situazione e grazie all’impegno dei nostri docenti e dell’amministrazione penitenziaria siamo riusciti ad organizzare un fitto calendario di seminari: l’inclusione è una delle parole chiave del nostro Piano strategico. Ricordatevi che il cervello stimolato nel modo corretto può darci sempre un aiuto”. Quindi la lezione, tra dopamina, sinapsi e neurotrasmettitori, al termine della quale è cominciato un lungo dialogo con i detenuti che hanno rivolto alla professoressa numerose domande: i meccanismi della mente, con i sogni e i ricordi prima di tutto, sono stati i temi più gettonati nella conversazione. Il Rettore ha insistito in particolare sul ruolo svolto dalla musica nella gestione delle emozioni: “La musica ci aiuta anche a interagire con maggiore successo e migliora l’integrazione e la coesione tra le persone – ha aggiunto – potete utilizzarla qui e quando, spero presto, uscirete da qui”.

Ad un anno dalla sua istituzione, il Polo di Cagliari, in stretta collaborazione con il Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria, ha al suo attivo 15 persone iscritte nei corsi di laurea: da ieri si svolgerà all’interno del carcere di Uta e Massama una serie di seminari interdisciplinari.

“E’ un progetto pilota che parte da Cagliari per essere proposto in tutta Italia – commenta Maurizio Veneziano, Provveditore regionale delle carceri della Sardegna – Questa iniziativa ci permette di avvicinare il mondo esterno ai detenuti per realizzare la finalità dell’inclusione sociale: per ottenere ciò, infatti, occorre che quello della pena non sia un tempo sospeso, ma un periodo utile per offrire alla persona le stesse possibilità che avrebbe fuori. Attività come questa possono ridurre anche il rischio di recidiva”.

“Garantiamo il diritto allo studio anche delle persone private della libertà – dice Cristina Cabras, la docente  delegata del Rettore per il Polo Universitario Penitenziario, che coordina il progetto – E’ un compito preciso che ci siamo dati: stimolare la vostra capacità di apprendere, aumentare l’interesse verso la conoscenza, favorire un uso proficuo della pena. Per seguire i nostri corsi conta essere curiosi, esercitare il proprio diritto di cittadinanza e promuovere relazioni positive”.

Per favorire la partecipazione e l’interesse allo studio negli istituti penitenziari di Uta e Massama il PUP ha quindi organizzato un ciclo di seminari universitari grazie all’impegno di docenti e funzionari dell’organizzazione. I temi proposti durante l’anno riguarderanno l’ambiente, le scoperte scientifiche, il sistema globale, la cittadinanza attiva, storie di vita, la salute. Il progetto PUP-UniCa si propone inoltre di sperimentare per la prima volta in Italia l’erogazione dei corsi e-learning, già erogati dall’Ateneo, negli istituti di Uta e Massama, opportunità che ieri è stata illustrata ai detenuti da Gianni Fenu, docente di Informatica e direttore del Centro e-learning dell’Ateneo.