Dermatologia, corsa alle cure private a super prezzi a Cagliari: “Pochi medici negli ospedali, dichiariamo lo stato d’emergenza”

Una prima visita anche 152 euro, 500 per togliere nei o un tumore. Liste d’attesa strapiene nel pubblico, quasi tutti vanno negli studi privati. L’allarme del dermatologo Patrizio Mulas: “Non fanno i concorsi per i dottori nuovi. Da presidente della federazione dell’ordine dei medici, per una situazione simile, avevo proclamato lo stato d’emergenza. L’assessore Nieddu deve vigilare di più. I medici in affitto? Mi vengono i brividi”

Uno “stato d’emergenza sanitaria”, che ovviamente porti ad azioni forti e concrete per rimpolpare gli ospedali, soprattutto quelli cagliaritani, di dermatologi. È la proposta, più simile a un sos, che lancia Patrizio Mulas. 74 anni, ha diretto il reparto di Dermatologia dell’Oncologico per anni, oggi accoglie decine di pazienti al giorno nel suo studio, privato. Dove giura di proporre le stesse tariffe che praticava quando, nel suo studio con vista su via Jenner, visitava in intramoenia: “Una visita 152 euro, quella di controllo 102. Un intervento chirurgico per l’asportazione dei tumori cutanei lo faccio pagare 502 euro, Questi sono i miei prezzi”.
E i pazienti non mancano: “Faccio anche dermatologia pediatrica, dai bambini agli anziani non c’è una fascia d’età principale”. E lo ammette, Mulas, che c’è un grossissimo problema nella sanità sarda: “Sono aumentati i tempi delle liste d’attesa perchè molti di noi sono andati in pensione. I primari hanno chiesto rinforzi ma l’Assl, la Regione e l’assessore non hanno pensato che fosse opportuno. Era stato bandito un concorso, i termini sono scaduti e non si è mai potuto fare, abbiamo dovuto utilizzare la graduatoria di un altro concorso, di un’altra Assl, per avere un assistente in più. Ma se non programmi le sostituzioni”, dice, “non puoi garantire lo stesso numero di visite ai pazienti. A gennaio 2014, all’Oncologico, l’attesa era di zero giorni. Oggi credo sia non meno di tre o 4 mesi”. Alla faccia della buona sanità, verrebbe da dire. E il dermatologo precisa: “Se devo fare alcune cose, in ospedale è difficile oggi avere un accesso anche per una visita. Allora, anche io, me la pago e, poi, vado”. Proprio lo stesso canovaccio che, da giorni, tanti cittadini alle prese con le liste d’attesa lumaca hanno raccontato al nostro giornale.
E, quando si apre il portafoglio per curarsi, la mente va sempre a quella data, distante, spesso distantissima, che potrebbe portare a farla gratis, in un ospedale: “Concordo. Quando ero presidente della federazione dei medici, per una situazione simile ma anche migliore, avevo proclamato l’emergenza sanitaria. Oggi, non avendo un ruolo pubblico, non posso farlo”. Quindi, Patrizio Mulas sarebbe pronto a proclamarla di nuovo: “La situazione è critica, poi se uno non vuole vedere certe cose… All’Oncologico ero riuscito a tappare le falle utilizzando due specialisti ambulatoriali, bravi, per abbattere le liste d’attesa della chirurgia e delle visite. Ma se, nel frattempo, ci sono 4 o cinque dermatologi in meno, non si può pensare di avere lo stesso rendimento numerico. Ogni tanto si fa un concorso perchè c’è la richiesta di qualcuno all’interno delle aziende ospedaliere o delle Assl. Poi, a livello amministrativo capita di avere il gusto di bloccarlo creando artifizi, capita anche quello. Molto spesso”, dichiara ancora Mulas, “non ci sono motivi, ma si riesce a rinviare tutto, come capitato per i corsi di aggiornamento”.
Ma i medici, nuovi e freschi, non mancherebbero: “Quando vengono fatti i concorsi e poi vengono chiamati non accettano di andare a lavorare nelle zone proposte, chissà perchè tutti cercano di stare al centro di Cagliari e non nelle zone periferiche. Se la Regione contribuisse a mandare i medici nelle zone svantaggiate con un aumento dello stipendio, sarebbe utile. Così come ospedali e aziende: se sei scarso ti danno lo stipendio minimo, se sei bravo puoi anche dire di no ed essere in grado di fartelo aumentare”. Insomma, nella sanità sarda la musica non cambia. Lunghe attese e caos: “L’assessore regionale della Sanità”, Mario Nieddu, “un collega e un amico, dovrebbe vigilare di più e sollecitare l’espletamento dei concorsi. Dicono che non ci sono medici? Intanto fateli, ci sono anche casi di colleghi in mobilità nella Penisola, attingiamo da quelle graduatorie. Da poco una collega che era a Genova è tornata a Cagliari” .E guai a parlare di medici in affitto a Patrizio Mulas: “Mi vengono i brividi solo a sentirlo. Disponiamo e facciamo concorsi e selezioni. Quando l’ho fatto io ho svolto 6 mesi di tirocinio ed ero uno specializzando. C’era anche chi non aveva titolo, prima hanno fatto il tirocinio e, solo se lo superavi, facevo il concorso. I medici in affitto non possono seguire solo i codici bianchi, verdi e gialli. Prendiamo di petto la situazione per risolvere i problemi. Se le risorse non ci sono troviamole, insistiamo con il ministero nonostante l’idea brillantissima”, conclude amaramente il dermatologo, “di aver fatto pesare tutte le spese della sanità sulla Regione. Eccezionale veramente”.


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