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Data Center nel Sulcis, la USB scrive alla presidente Todde: “No a un nuovo modello di speculazione energetica e idrica”

L'organizzazione sindacale chiede alla Regione di fermare l'iter autorizzativo del progetto "Digital Vault Sulcis" di Energy Vault e Carbosulcis e di rendere pubblici i dati sui consumi di acqua, energia e sull'occupazione stabile.

di Daniela Di Iorio
4 Settembre 2026
in sulcis

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Data Center nel Sulcis, la USB scrive alla presidente Todde: “No a un nuovo modello di speculazione energetica e idrica”
Riceviamo e pubblichiamo integralmente la lettera aperta della USB Federazione del Sociale Sardegna, firmata da Enrico Rubiu e rivolta alla presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, sul progetto del Data Center per l’Intelligenza Artificiale previsto nel Sulcis, nell’area della miniera di Monte Sinni. Nella lettera, la USB esprime forti perplessità sull’iniziativa “Digital Vault Sulcis” di Energy Vault, realizzata in tandem con Carbosulcis, sollevando interrogativi sui consumi idrici ed energetici, sulla reale ricaduta occupazionale e sulle modalità con cui il progetto viene portato avanti. L’organizzazione chiede alla presidente Todde risposte precise e un confronto pubblico con il territorio. Di seguito il testo integrale:
“Cara Presidente,
Le scriviamo come USB Federazione del Sociale, come lavoratrici e lavoratori, come cittadine e cittadini di un territorio stremato. Le scriviamo dalla Sardegna, dal Sulcis Iglesiente, una terra che conosce bene il prezzo delle promesse non mantenute e lo sfruttamento delle sue viscere.
Oggi, mentre il nostro paesaggio viene divorato da una proliferazione selvaggia di pale eoliche che producono energia non per riscaldare le case dei Sardi ma per arricchire fondi di investimento esteri, un nuovo mostro si affaccia nel pozzo della miniera di Monte Sinni: il data center per l’Intelligenza Artificiale. Il progetto “Digital Vault Sulcis” di Energy Vault, in tandem con Carbosulcis, si presenta come la “riconversione ecologica” del territorio. Non ci convince.
Noi denunciamo che questo progetto è un ennesimo cavallo di Troia della speculazione energetica e idrica, e chiediamo a Lei, Presidente Todde, e alla sua Giunta di prendere una posizione chiara. Non si tratta di “modernità” o “innovazione”. Si tratta di capire se la Regione vuole essere complice di un disastro annunciato o il baluardo della sopravvivenza del suo popolo.
Le chiediamo di rispondere, punto per punto, a queste domande. Con atti concreti, non con comunicati stampa.
1. Acqua: il silenzio assordante dei numeri.
Lei sa bene che la siccità non è un’emergenza, ma una condizione endemica del Sulcis. A fine ottobre 2025 le dighe di Punta Gennarta e Medau Zirimilis trattenevano appena il 7,2% della loro capacità. Un territorio già in “grave crisi idrica” secondo l’Autorità di bacino. Nonostante ciò, l’azienda non ha ancora fornito una stima ufficiale del fabbisogno idrico dell’impianto. I data center consumano acqua, tanta acqua. Quanti litri serviranno per raffreddare i server di Monte Sinni? Da quale invaso li prenderete? E quando l’acqua mancherà per le nostre case e per l’agricoltura, chi sarà il primo a chiudere il rubinetto?
2. Energia: chi paga il conto della speculazione?
Si fa un gran parlare di “energia rinnovabile” e “accumulo gravitazionale”. Ma la realtà è che in Sardegna stiamo subendo un’occupazione eolica e solare senza precedenti, che non abbassa le bollette dei sardi di un centesimo, ma riempie i conti di società estere. Questo data center consumerà una potenza che oscilla tra i 20 MW (autorizzati in fretta) e i 100 MW (previsti in futuro). Cinquecento domande di allacciamento per data center in Italia valgono 79 GW (dati Enel), cento volte la capacità reale installata. Si vuole mettere in ginocchio la rete elettrica sarda per garantire profitti all’AI globale, mentre le nostre famiglie e le nostre imprese pagano l’energia tra le più care d’Europa?
3. Lavoro: un problema irrisolto chiamato ricollocazione.
Ci viene raccontata la favola dei “minatori riqualificati” e dei 400 posti di lavoro all’anno. Ma quanti di questi sono contratti a tempo indeterminato? Quanti sono posti di lavoro per operai specializzati nella manutenzione di cavi sottomarini e server rack, competenze che un ex minatore non possiede? La stragrande maggioranza sarà lavoro precario in cantiere, per la costruzione, e poi pochi tecnici altamente specializzati portati da fuori. Questo non è sviluppo, è assistenzialismo mascherato da high-tech. Il Sulcis non ha bisogno di un data center che impiega 50 addetti fissi e 350 precari in “indotto”. Ha bisogno di industria manifatturiera, di agricoltura sostenibile, di turismo identitario e di servizi pubblici degni di questo nome.
4. Democrazia e territorio: una scelta calata dall’alto.
La miniera di Monte Sinni è stata dichiarata di “preminente interesse strategico nazionale” dal Consiglio dei Ministri il 5 agosto 2025. Questo ha permesso di bypassare le procedure normali, con un Commissario straordinario. Dov’è il dibattito pubblico? Dove sono le assemblee popolari? Dove sono le valutazioni ambientali strategiche che la Regione dovrebbe pretendere?
Non siamo contro l’innovazione. Siamo contro un modello nel quale i profitti sono privati e i costi ambientali e sociali vengono scaricati sulla collettività.
La USB Federazione del Sociale, portatrice di interessi collettivi e diffusi, alla luce delle informazioni e della poca trasparenza, dice NO a questo progetto.
No a un modello di sviluppo che trasforma l’acqua in un fluido refrigerante per multinazionali, mentre la popolazione ha sete.
No a una transizione energetica che significa deturpare l’ambiente per creare profitto, non energia per la gente.
No alla desertificazione industriale e sociale del Sulcis, mascherata da “fabbrica digitale”.
La transizione energetica non può ridursi alla sostituzione delle fonti fossili con una nuova gigantesca stagione di occupazione del territorio.
Presidente Todde, Lei oggi è di fronte ad una politica di scempio e una politica ambientalista del territorio. Oggi è chiamata a scegliere da che parte stare.
Le chiediamo, con forza, di fermare immediatamente ogni iter autorizzativo fino a quando non saranno resi pubblici e discutibili i dati reali sui consumi idrici, energetici e sull’occupazione stabile. Le chiediamo di convocare un tavolo di confronto pubblico nel Sulcis.
Se la Regione non farà un passo indietro senza le dovute garanzie che la Sardegna non deve essere trasformata in una piattaforma energetica e digitale al servizio di consumi e profitti decisi altrove, e, che possa finalmente diventare padrona delle proprie risorse, troverà il popolo sardo in piazza.
Il Sulcis non è la Silicon Valley. È la nostra casa, è la Sua casa.
Con fermezza e determinazione.
USB Federazione del Sociale Sardegna
Enrico RUBIU”.
Tags: sulcis
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