Credito più caro, accesso limitato e territori sempre meno serviti: è questo il quadro che emerge per la Sardegna, dove la crisi globale pesa più che altrove sul sistema economico e finanziario.
In uno scenario internazionale segnato da tensioni geopolitiche, volatilità dei mercati e crescente incertezza, l’Isola si trova infatti a fronteggiare condizioni più penalizzanti rispetto al resto del Paese. Il costo del denaro risulta più elevato, ottenere finanziamenti è più complesso e ampie porzioni del territorio soffrono una progressiva riduzione dei servizi bancari. Un insieme di fattori che rischia di amplificare fragilità già strutturali, trasformando le difficoltà globali in un freno duraturo allo sviluppo.
A confermare il quadro sono gli ultimi dati della Banca d’Italia: il credito alle imprese resta debole, mentre quello alle famiglie mostra una maggiore stabilità. Le condizioni di accesso, tuttavia, continuano a essere improntate alla cautela, soprattutto per le micro e piccole imprese, che rappresentano l’ossatura del tessuto produttivo sardo.
«Non possiamo accettare che la Sardegna continui a partire svantaggiata proprio quando il contesto internazionale si fa più complesso», sottolinea Pier Luigi Ledda, segretario generale della CISL Sardegna. «Le tensioni geopolitiche incidono già su costi, investimenti e consumi. Se a questo si aggiunge un credito più caro e più difficile da ottenere, il rischio è evidente: meno sviluppo, meno lavoro e più disuguaglianze».
A preoccupare è anche l’evoluzione del sistema bancario. «Sta cambiando rapidamente», osserva Ettore Erriquez, segretario generale FIRST CISL Sardegna, «ma nell’Isola questo processo rischia di lasciare vuoti sempre più evidenti. La riduzione degli sportelli, il ridimensionamento degli organici, la digitalizzazione e l’uso crescente dell’intelligenza artificiale stanno trasformando il rapporto tra banche e territori. Se non governato, il rischio è una vera desertificazione bancaria».
Di fronte a queste criticità, le organizzazioni sindacali chiedono un cambio di passo immediato. Al centro, la necessità di una strategia condivisa sul credito che coinvolga istituzioni, sistema bancario e parti sociali. In particolare, viene indicato come fondamentale il ruolo della Regione Sardegna, chiamata a rafforzare gli strumenti di garanzia e a promuovere accordi con le banche per condizioni più favorevoli a imprese e famiglie.
Parallelamente, si sollecita un maggiore impegno degli istituti di credito, che dovrebbero tornare a investire nei territori, garantendo presidio e accesso ai finanziamenti anche nelle aree più fragili. Centrale anche il rafforzamento dei confidi, considerati uno strumento chiave di supporto alle PMI, mentre innovazione e intelligenza artificiale dovrebbero essere accompagnate da investimenti nelle competenze e da un confronto strutturato tra le parti.
L’obiettivo, condiviso, è trasformare il credito in una leva concreta di sviluppo, occupazione e coesione sociale, evitando che la Sardegna resti indietro in una fase economica già segnata da forti tensioni globali.











