Comune, dipendenti in agitazione: “Zedda non rispetta gli accordi”

Dipendenti comunali sul piede di guerra scrivono una lettera al Prefetto: a causare il malcontento gli accordi disattesi dal sindaco e i mancati trasferimenti dei premi di produttività

Scorrette relazioni sindacali, mancata informazione e trasparenza e mancato rispetto degli accordi presi con il sindaco Zedda nel 2013. Sono i principali motivi che hanno costretto i dipendenti comunali di Cagliari a proclamare lo stato di agitazione. Da domani “astensione da parte dei lavoratori di tutte le prestazioni non appartenenti  alla propria categoria”, dagli straordinari, salvo quelli previsti dalla normativa per garantire i servizi minimi essenziali o prestazioni in favore della cittadinanza. Previste anche altre forme di lotta con eventuale presidio nel Municipio di via Roma, e manifestazioni  nella città per informare la cittadinanza sui motivi  della protesta.

I motivi sono scritti in una lettera inviata al Prefetto da cinque sigle sindacali, Cgil, Cisl, Uil-Fpl, Ugl e Rsu. “Scorrette relazioni sindacali – si legge nel documento – Mancata informazione e trasparenza, e l’adozione del provvedimento di congelamento delle risorse destinate all’incentivazione del personale nel 2014”. Ma soprattutto il mancato rispetto degli accordi da parte di Zedda. “Successivamente allo stato di agitazione del 14 maggio del 2013 per le stesse motivazioni – spiegano i lavoratori – avevamo incontrato il sindaco e sottoscritto un accordo dove si concordava che il primo istituto da finanziare all’interno dei fondi delle risorse per il personale dipendente fosse quello relativo ai compensi di produttività. Accordo poi violato a dicembre del 2014, quando una delegazione del Comune ha portato al tavolo della contrattazione con le organizzazioni sindacali il fondo incentivante con le cifre definitive”. Un comportamento  che ha portato i sindacati a non sottoscrivere l’accordo di ripartizione delle risorse. Poi la decisione della Giunta, nel marzo del 2015, di rimandare il pagamento delle somme dovute ai dipendenti alla conclusione del procedimento. “A questo – spiegano i dipendenti – si aggiunge una ripetuta ed abituale tendenza dell’amministrazione ad intraprendere atti che interessano il personale senza una opportuna e corretta condivisioni delle decisioni con la parte sindacale per poter discutere e trovare soluzioni”.