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Carceri sarde, il 2017 si chiude con troppe ombre tra suicidi e autolesionismo

di Redazione Cagliari Online
29 Dicembre 2017
in Cronaca, sardegna

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“Nel carcere di Uta mancano farmaci contro piattole e pidocchi”

“Il 2017 negli Istituti Penitenziari della Sardegna passerà alla storia con numerose ombre a partire da 3 suicidi (2 a Cagliari-Uta; 1 a Sassari-Bancali), numerosi tentativi di suicidio e atti di autolesionismo. Insufficienti i direttori, uno dei quali (Marco Porcu) con tre incarichi, un’altra (Patrizia Incollu) con due; assenti i Vice Direttori; inadeguati gli Agenti della Polizia Penitenziaria (mancano circa 700 unità); insufficienti gli Educatori per un’organizzazione che è finalizzata al recupero e al reinserimento di chi ha commesso reati”. Lo afferma Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme”, con riferimento alla situazione nelle strutture penitenziarie isolane dove “le pecche limitano l’applicazione della legge sull’ordinamento penitenziario e il pieno rispetto del dettato costituzionale”.

“Mentre sono al ‘minimo storico’ gli operatori penitenziari, di anno in anno – sottolinea Caligaris – aumentano le persone private della libertà. Al 30 novembre (ultimo dato utile) erano 2.265 oltre un quarto delle quali (683) straniere. Sono anche cresciuti i detenuti in regime AS (Cagliari, Oristano, Nuoro, Tempio) e quelli in 41bis (Sassari). A Nuoro una sezione è destinata a presunte terroriste islamiche”. Complessivamente le detenute sono una cinquantina. Le problematiche degli Istituti Penitenziari sardi sono fortemente connesse con l’alta percentuale di detenuti in doppia diagnosi, cioè persone che oltre alla tossicodipendenza hanno disturbi mentali. Nelle carceri inoltre sono presenti molti anziani malati e persone afflitte da depressione”.

“Il 2018 – conclude la presidente di SDR – dovrà necessariamente essere un anno di cambiamento, così come il Ministro Andrea Orlando ha evidenziato. Ma dovrà registrare anche una maggiore attenzione da parte delle Istituzioni regionali. E’ indispensabile attivare Case di Accoglienza, a regime di sicurezza meno afflittivo, per quelle persone le cui condizioni di salute mentale non permette loro di reggere la vita in cella. E’ necessario promuovere attività di formazione all’interno degli Istituti per consentire un reinserimento sociale. I volontari hanno un ruolo importante ma non possono sostituirsi alle Istituzioni. Nel formulare a tutti gli operatori penitenziari gli auguri di buon lavoro per il 2018, auspichiamo quindi una maggiore presenza delle Istituzioni con iniziative concrete anche a sostegno delle cooperative sociali”.

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