Cagliari, una mamma denuncia lo sport che non riparte: “Hanno aperto discoteche e negozi, ma chiudono palestre e piscine”

La protesta di una mamma cagliaritana a Casteddu Online: “Il comune di Cagliari non assegna le palestre scolastiche, nonostante le graduatorie siano pronte, le piscine iniziano i lavori adesso che l’attività dovrebbe ripartire per la nuova stagione… insomma un settore al collasso che non riesce a vedere la luce?”

Cagliari, lo sport che non riparte: la lettera-denuncia arrivata alla redazione.
“I miei figli sono sportivi – scrive Michela, una mamma – anzi per essere precisi sono agonisti, a questa categoria appartengono coloro che nello sport investono, credono e fanno sacrifici.
Li ho cresciuti con la convinzione che lo sport sia fondamentale per il loro sviluppo psicofisico, per la loro educazione e formazione, oltre che per tanti altri motivi importanti.
Lo sport, che per noi è cosi importante è stato messo da parte  in questa ripresa, non sostenuto, direi più accantonato, eppure anch’esso è un settore vero proprio, con professionisti, associazioni e società che attendono risposte.
Sono state aperte  e sostenute attività con rischi ben più alti, come le discoteche, i centri commerciali, campi di accoglienza estiva ecc…, ma lo sport che necessità di spazi pubblici è ancora li che attende.
Il comune di Cagliari non assegna le palestre scolastiche, nonostante le graduatorie siano pronte, le piscine iniziano i lavori adesso che l’attività dovrebbe ripartire per la nuova stagione… insomma un settore al collasso che non riesce a vedere la luce.
Le palestre private aprono seguendo i loro protocolli, quindi perché questi stessi protocolli non posso essere messi in atto negli spazi comunali? Che differenza di misure ci potrà mai essere?
Non credo che ci possa essere una differenza di contagi, visto che il virus e molto democratico in questo; non riusciamo a capire se c’è un problema di natura politica, piuttosto che di un rifiutare responsabilità, o di attuare e stabilire dei validi protocolli.
Quindi noi sportivi cerchiamo di usare gli spazi nei parchi, di affittare palestre private e di nuotare al mare del Poetto; è concesso tutto questo, ma non l’uso delle palestre scolastiche o al momento delle piscine comunali. Tra l’altro nella città metropolitana, diversi comuni hanno fortunatamente già assegnato questi spazi alle società, che stanno ripartendo con le ben note misure e difficoltà della attuale situazione.
Cosa avremo mai fatto per meritare questo silenzio, questa mancanza di date, di risposte e soprattutto di aiuto?Che tipo di messaggio dovremo leggere fra le righe?
Dalla città che si vantava solo tre anni fa del titolo di città dello sport ci saremo di sicuro aspettati di meglio.
Grazie per l’attenzione, continuiamo ad aspettare nella speranza di smuovere gli animi”.

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