La mobilitazione lanciata dalla presidente della Regione, Alessandra Todde, contro il piano del Governo che prevede un’ulteriore concentrazione di detenuti al 41 bis nelle carceri sarde ha acceso una vera e propria tempesta sui social. Sotto la foto-notizia pubblicata sulla nostra pagina Facebook – già oltre 1.500 commenti – si alternano messaggi di sostegno all’iniziativa della governatrice e una valanga di interventi critici. Un confronto acceso, a tratti durissimo, che va ben oltre il tema del 41 bis e riporta al centro altre emergenze dell’Isola.
Molti utenti contestano la scelta di chiamare cittadine e cittadini in piazza su questa battaglia, accusando la presidente di non aver mostrato la stessa determinazione su questioni considerate prioritarie, come la speculazione energetica e la sanità. “Perché non scende in piazza contro la devastazione della nostra isola? Gli interessi sono tanti…”, scrive G.D., richiamando uno dei temi più ricorrenti nei commenti: la diffusione di impianti eolici e fotovoltaici sul territorio sardo.
E G.A. incalza: “Perché non si è fatto lo stesso per pale eoliche e pannelli? Per la deturpazione delle terre di Sardegna non ha chiesto a tutti di scendere in piazza? Come mai?”. C’è anche chi parla apertamente di “convenienza personale”, come P.C., invitando prima a mobilitarsi per la Pratobello. Sulla stessa linea S.A.: “Scendiamo in piazza per la Pratobello, ci interessa di più del carcere”. Non meno vibrante il fronte della sanità. A.M. la definisce “più urgente, ridotta peggio del terzo mondo”. F.P. porta una testimonianza personale che colpisce: “Non posso aspettare 30 mesi per una prenotazione per malattia oncologica”, chiedendo alla presidente di scendere in piazza insieme ai cittadini per difendere il sistema sanitario regionale. Durissimo il commento di M.G.O.: “Vergogna. Non sapete tutelare la Sardegna sotto ogni aspetto. Avete ignorato la richiesta delle piazze ed ora invitate a scendere in piazza”. R.R. richiama le migliaia di firme raccolte sulla legge Pratobello e parla di una “crisi senza fine della sanità sarda”, sostenendo che “quello che ha seminato ora lo raccoglierà”.
C’è anche chi esprime una sfiducia ormai radicata. “Sperando che almeno questa volta saremmo ascoltati per non fare la stessa fine delle pale eoliche. Tutte le porcherie vengono messe in Sardegna, è un’isola non un immondezzaio”, scrive K.C. Infine L.B. sottolinea come, a suo dire, sulla “distruzione del territorio sardo con impianti di pale eoliche e pannelli solari” la presidente non abbia “proferito mezza parola”, ignorando le 250mila firme dei cittadini. Accanto ai messaggi di sostegno alla mobilitazione contro il 41 bis, emerge dunque un malcontento diffuso che intreccia ambiente, sanità e scelte politiche regionali. La chiamata in piazza si trasforma così in un nuovo, infuocato terreno di confronto nell’Isola, dove il dibattito pubblico appare più acceso che mai.









