Cagliari, slot mai accese e 223mila euro persi: “Non volevamo obbligare nessuno a giocare”

Davide Marchetti e Corrado Caiser sono gli imprenditori che volevano aprire una sala giochi e scommesse troppo vicino a una chiesa. Il Comune gliel’ha vietato, poi la legnata del Tar: “Abbiamo perso tanti soldi e 10 persone non hanno potuto lavorare”


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Lo dicono in premessa, a scanso di equivoci: “Le sentenze si rispettano, ma si possono non condividere”. Davide Marchetti e Corrado Caiser sono due dei quattro imprenditori (gli altri sono Enrico Mulliri e Giovanni Francesco Ganadu) che, nel 2017, non hanno potuto aprire una sala giochi e scommesse in via Tola a Cagliari perché l’allora sindaco Massimo Zedda aveva vietato l’apertura di locali simili a meno di 500 metri di distanza dalle chiese. E Santa Lucia risultava troppo vicina. Il provvedimento l’hanno impugnato, vincendo il ricorso, poi però il Tar ha negato il risarcimento danni di 223mila euro: “Siamo delusi, più che arrabbiati. Quando abbiamo sottoscritto il contratto di affitto l’ordinanza non era realtà, è stata pubblicata invece a ridosso della nostra apertura. Non abbiamo mai potuto lavorare, e pagare tante mensilità di affitto in attesa del pronunciamento di un giudice sarebbe stata una mossa troppo rischiosa. Come gruppo diamo lavoro a dieci persone che, all’epoca, non hanno potuto lavorare”, spiegano Marchetti e Caiser, oggi gestori di un bar con slot a Quartu, città dove non è in vigore nessun divieto simile a quello di Cagliari. “Avevamo già sostenuto varie spese, incluse quelle per l’attrezzatura interna e le macchinette”.

“Se il Comune ci avesse avvisato dell’intenzione di imporre un divieto alle sale da giochi è chiaro che non avremmo mai iniziato la nostra scommessa imprenditoriale. E, di sicuro, non volevamo certo obbligare nessuno a giocarsi i propri soldi nelle slot”. Il Tar non sembra lasciare aperto nessuno spiraglio. O quasi: “Valuteremo, insieme ai nostri avvocati, se fare ricorso al Consiglio di Stato”.


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