Cagliari, sì all’autopsia su Gianmarco Murgia: “Ferite alla testa prima di annegare, accanto al corpo un materassino e cibo”

ESCLUSIVO – La svolta, il pm Porcu dice sì all’autopsia solo sul 64enne morto a Sant’Antioco. Decisive le carte degli avvocati della famiglia: “Riscontrato un trauma cranico incompatibile con la morte, avvenuta per annegamento. Ritrovati vicino al cadavere un telo mimetico e un contenitore con frutta secca. Il corpo della figlia non presentava nessuna lesione”. Tutte le ipotesi aperte, anche quelle di uno speronamento o un’aggressione: le carte ufficiali


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C’è una clamorosa svolta sulla morte di Gianmarco e Valentina Murgia, padre e figlia annegati al largo di Sant’Antioco. Dopo un no iniziale, infatti, il pm Gaetano Porcu ha deciso di approvare l’autopsia, ma solo sul corpo del pizzaiolo sessantaquattrenne. Il motivo? Sono state riscontrate lesioni, mentre il cadavere della figlia 34enne non presenta nemmeno un graffio. E allora, grazie all’istanza degli avvocati Giovanni Aste e Andrea Pisanu, domani sarà conferito l’incarico al medico legale Roberto Demontis. “È stata la sua equipe a fare gli accertamenti esterni sui due corpi, al cimitero di Sant’Antioco, e comunicargli il particolare del trauma cranico che non può assolutamente essere avvenuto dopo il decesso per annegamento”, spiega Aste. Nelle quattro pagine che hanno portato il pubblico ministero a dire sì alle verifiche mediche si legge una ricostruzione che, se non fa venire direttamente i brividi, quantomeno apre il campo a qualunque ipotesi: anche Angiolina Eremita, la moglie di Gianmarco, “è venuta a conoscenza del fatto che sul corpo del proprio marito è stata riscontrata la presenza di un trauma cranico e che quest’ultimo non possa essere stato causato da eventuali urti, ad esempio contro la battigia, post mortem”. E, inoltre, “nello stesso luogo del ritrovamento del corpo” del pizzaiolo, “a distanza di poche ore, sono stati rinvenuti diversi oggetti personali”, che non appartengono all’uomo e nemmeno alla figlia, tra i quali “un materassino, un indumento/telo mimetico ed un contenitore per alimenti contenente della frutta secca e cibo ancora in buono stato di conservazione”..
In un primo momento l’orientamento dei magistrati era stato quello di non procedere con nessuna autopsia, rilasciando anche il nulla osta per i funerali. Poi, il ribaltone: “Abbiamo saputo del trauma cranico su Gianmarco, non deriva da colpi contro la battigia, dopo la morte, ma sicuramente ad un evento avvenuto prima”. Un’aggressione? O magari un’onda anomala che l’ha fatto sobbalzare, facendogli sbattere con violenza la testa contro la barca? “Non vogliamo fare nessuna congettura, ma abbiamo messo in evidenza alla procura queste circostante, unitamente al fatto che ci fosse una condizione meteo molto buona e Murgia fosse un profondo conoscitore di quella zona di mare, ci sembra inverosimile che la barca abbia colpito degli scogli e sia affondata. Speriamo che l’autopsia ci dia risposte. Non sappiamo se il trauma cranico sia legato a dei colpi ricevuti, dall’istituto di medicina legale abbiamo saputo informalmente che le ferite alla testa risalgono a un momento precedente al decesso. Non avendo trovato la barca, unica ‘testimone’ della vicenda, ci ritroviamo con due corpi”. Speronamento? Rapina in mare? “Non lo abbiamo esplicitato, bisogna escludere qualsiasi tipo di evento delittuoso legato ad un reato. La famiglia di Gianmarco e Valentina ha mille pensieri e vuole la verità”. Il suo collega Andrea Pisanu aggiunge che “è meglio fare l’autopsia e causare qualunque dubbio sull’intervento di terze persone che hanno causato la morte dell’uomo. La famiglia ha insistito e noi siamo riusciti ad offrire spunti di riflessione al pm, l’imbarcazione mai ritrovata è un problema, il ritrovamento potrebbe consentire di avere maggiore chiarezza”.