Cagliari, l’odissea rovente al pronto soccorso del Brotzu tra anziani con vertigini e malati arrivati dal Sulcis e Terralba (VIDEO)

Le attese? Ancora lunghe, al pronto soccorso non si entra subito e, fuori, c’è un vigilantes e il nastro biancorosso. E, tra il Sirai di Carbonia al collasso e Oristano che non offre tutti i servizi, gli arrivi sono in aumento. Il caldo torrido non aiuta, l’unico gazebo esterno è insufficiente. Le storie di Silvano Manconi e Antonio Nocco. GUARDATE le VIDEO INTERVISTE

C’è il termometro che segna già 30 gradi, ma quelli percepiti sono di più, alle undici del mattino dell’ultimo giorno di giugno, a Cagliari. E, fuori dal pronto soccorso del Brotzu, si fa la sauna e ci si ingegna per non avere un malore. C’è chi attende notizie del proprio caro blindato dentro l’auto con l’aria condizionata a palla e chi prova a proteggersi sotto l’unico gazebo bianco messo a disposizione dall’ospedale. E, con il pronto soccorso di Carbonia al collasso a causa della chiusura di quello di Iglesias, e il San Martino di Oristano che non offre tutte le prestazioni, ecco il folle effetto domino: non c’è chi è arrivato solo dall’area vasta cagliaritana, ma addirittura dal Sulcis e da Terralba. Un settantenne attende notizie dalla moglie, finita al pronto soccorso “perchè le è entrata una scheggia in un occhio. Siamo di Carbonia, abbiamo preferito venire direttamente qui a Cagliari”, afferma, mentre passeggia nervosamente tra il gazebo e la distesa di asfalto rovente circondata da ambulanze e automobili.
Silvano Manconi è arrivato da Pirri. La strada non è stata tanta, ma il problema è bello grosso: “Mia sorella 83enne ha le vertigini da più di un giorno. Il medico di famiglia ci ha prescritto dei medicinali, la situazione non è migliorata e ci ha detto di venire qui”, racconta, mentre protegge l’anziana parente, seduta nella macchina, con il parasole. Scene da incubo e caldo al massimo: “Speriamo che si risolva a breve il problema. Qui non c’è nessun ombreggio, le servirebbe una sedia. Il gazebo? Non posso arrivare con la macchina lì”. Le attese nella sanità? “Lasciamo perdere. Ho letto l’articolo sulla cancellazione delle visite in intramoenia, almeno in questo periodo. Sono d’accordissimo”. Ma i medici sostenogno che le ore sono sempre 38: “E allora aiutateli, incentivanteli per fargli fare qualche ora in pu e sugir m alati se vien ps e dei vsat ela sole e non fare netra al ps,  Una scelta non giusta, giustissima”, sostiene Manconi, “è giusto così
È arrivato da Terralba, per portare il fratello, Antonio Nocco. Il San Marcellino di Oristano è nettamente più vicino, ma non offre tutti i servizi medici: “Il medico ci ha mandato qui perchè a Oristano non c’è lo spazio per fargli fare l’ecodoppler, gli fa male una gamba e l’ho dovuto portare. Un’altra volta l’avevo già portato a Oristano, l’hanno caricato sull’ambulanza e l’hanno portato al Brotzu”, spiega. “Mi sono fermato un attimo e l’ho fatto scendere davanti all’ingresso. A Oristano lo avrebbero comunque mandato qui, perchè solo qui al Brotzu possono ricoverarlo, in Chirurgia vascolare. Spero almeno di sapere se sarà ricoverato o no”. E, intanto, dopo avere macinato tanti chilometri sotto il sole, ci si abbronza all’esterno del più grande ospedale della Sardegna. Incrociando le dita.


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