Cagliari, i diabetici sardi tra odissee e paure: “Prima visita dopo 3 mesi e tanti rischiano di perdere la vista”

Troppi diabetologici andati in pensione, nessuna nuova assunzione. Fare controlli è un’impresa, e stavolta non basta pagare. Francesco Pili della onlus Diabete Zero: “Aprire il portafoglio? Inutile, possiamo essere seguiti solo negli ospedali. Chiamare il Cup vuol dire farsi il segno della croce e ottenere una visita a Olbia, cioè a 300 chilometri. In tanti non trovano nemmeno oculisti, i casi di retinopatia sono in netto aumento”

Ci sono patologie, in Sardegna, per le quali non puoi essere visitato nemmeno se puoi pagare. Se per una lastra, o una visita toracica, nel privato si trova spazio dopo pochi giorni, mentre negli ospedali le liste d’attesa sono da infarto, i diabetici sardi non hanno a loro disposizione nemmeno l’opzione di mettere mano al portafoglio. Possono essere seguiti solo dalla sanità pubblica, “cioè dagli ospedali”. E le prime visite, utili a poter intercettare in tempo possibili nuovi casi di diabete, non sono certo dietro l’angolo: “Il tempo medio d’attesa è di tre mesi, tutto perchè tanti diabetologici sono andati in pensione e c’è una carenza di nuovi specialisti”, denuncia Francesco Pili, della Diabete Zero onlus.
E, se poi col diabete si può anche convivere, la vita diventa difficilissima se, dall’oggi al domani, si passa dal vedere i colori del mondo al buio pesto. “La retinopatia è un’emergenza, ormai, tra le maggiori per i diabetici. Non si trovano oculisti e, quindi, non è possibile intercettare il male prima che si sviluppi. Tante persone rischiano di perdere la vista, solo nei due screening gratuiti che abbiamo fatto nel centro Sardegna abbiamo trovato molti con delle prime lesioni serie alla cornea”. Ma non tutti, tra problemi di tempo o di poca informazione, hanno partecipato alle campagne di prevenzione: “Basti pensare, per avere un quadro chiaro della gravità della situazione, che in Sardegna bisognerebbe fare almeno 80mila visite oculistiche ogni anno, e i diabetici dovrebbero farne una ogni dodici mesi. Siamo molto al di sotto di questi numeri”, prosegue, amareggiato, Pili.
“Non serve pagare, meglio, non basta. Il diabete è una patologia che, negli ultimi vent’anni, ha conosciuto lo sviluppo di una vasta tecnologica medica. Il paziente che trova un medico a pagamento non può farsi prescrivere microinfusori o sensori, per quello ci sono solo gli ospedali”. Dove le visite, come tempi, sono infinite o quasi: “Al massimo possono farsi prescrivere l’insulina. Purtroppo, il nostro è un problema che nasce da molto lontano. In Sardegna non c’è mai stata una scuola di specializzazione per formare nuovi diabetologi, e non è possibile fare una visita a 300 chilometri di distanza solo perchè dal Cup, a te che vivi a Cagliari, ti viene trovato uno spazio a Olbia. La Regione, col Pnrr, incrementi il numero dei diabetologici specialisti. Ne servono tanti, tantissimi”.


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