Cagliari e Rastelli, non è con la presunzione che si va in serie A

L’analisi di Nino Nonnis sul 4-1 di ieri ad Amburgo: il Cagliari viene dato da tutti per favorito ma deve ritrovare l’umiltà

di Nino Nonnis

È finalmente arrivata la prima sconfitta, netta, anche se da valutare con i dovuti riguardi, facilmente riconducibili al diverso grado di forma e allo schieramento di molte seconde linee. Dico finalmente perché ci riporta alle difficoltà della realtà, agli alti e basi che il campionato ci proporrà, ad analizzare i possibili difetti oltre che i pregi, e cercare di porvi rimedio. Con Cellino tante volte abbiamo rimediato a gennaio, con abilità tardiva e fortuna. Dobbiamo affrontare un campionato molto lungo e difficile, ci hanno dato il titolo sempre scomodo di favoriti e lo stiamo coccolando. Però dobbiamo procedere in umiltà, perché bastano poche variabili e tutto può cambiare. Ci è capitato di fallire la serie A agli spareggi, pur avendo una squadra molto forte, e meritevole di maggior fortuna, compresa la famosa penalizzazione di due punti. Non vorrei sembrare una cugurra, anche se sto facendo quella figura. È chiaro che dobbiamo puntare alla serie A, ma l’atteggiamento non deve rasentare la presunzione, facendoci credere che, tanto, prima o poi arriverà. Quella vaga presunzione che ci ha fatto illudere praticamente per tutto l’anno scorso, confortati da un passato che ci aveva regalato sempre tre squadre inferiori a noi. Sarebbe bastato un piccolo ribaltamento delle due partite con l’Atalanta perse di misura con grande fortuna. Pur con tutte le nostre carenze, sarebbe bastato. Quest’anno abbiamo un portiere di grande personalità e affidamento, e davanti due punte che si integrano e promettono bene. L’anno scorso Sau ha giocato poco, in condizione precaria, ed è stato il particolare che ci ha penalizzato di più e che non era stato messo in preventivo. Abbiamo preso giocatori che sembrano garantire la risoluzione di vecchi problemi, in difesa e in regia. In più abbiamo due giovani sardi, Deiola e Barella, tre con Del Fabbro, che possono arrivare dovunque. Spesso più che avere una buona squadra Primavera è meglio avere due o tre possibili campioncini, anche perché ho grande curiosità di vederli alla prova sul grande palcoscenico. Di Dessena so già tutto.


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