A Cagliari il problema non è più episodico, è strutturale. Lo dimostra l’ennesima scena all’aeroporto di Elmas, con due voli appena atterrati alle 23:50 e oltre quindici persone lasciate ad aspettare per più di mezz’ora senza un taxi disponibile. Non un caso isolato, ma il sintomo di una carenza cronica che diventa ancora più evidente nelle ore notturne, proprio quando alternative come autobus o treni si riducono o scompaiono.
Il collegamento tra aeroporto e centro città, che dovrebbe essere rapido e garantito, si trasforma così in un percorso a ostacoli. Turisti con valigie, lavoratori di rientro e residenti si trovano spesso a dover improvvisare: lunghe attese, chiamate senza risposta, applicazioni che non trovano auto disponibili. E mentre Cagliari continua a investire sulla propria immagine turistica, l’accesso alla città – soprattutto di notte – resta un punto debole evidente.
Le cause sono diverse e si intrecciano. Da un lato, il numero limitato di licenze taxi, che non sembra adeguato ai flussi attuali, soprattutto nei periodi di maggiore traffico. Dall’altro, turni e copertura notturna insufficienti, che lasciano scoperti gli orari più critici. A questo si aggiunge la crescita del traffico aereo, che negli ultimi anni ha aumentato il numero di arrivi serali e notturni senza che il servizio si sia adeguato di conseguenza. Il risultato è un cortocircuito tra domanda e offerta: voli pieni e piazzole vuote. E a pagarne il prezzo sono gli utenti, costretti a lunghe attese o a soluzioni di fortuna, spesso più costose o meno sicure. Il tema non è nuovo, ma continua a rimanere irrisolto. Servirebbe un intervento coordinato: revisione del numero di licenze, incentivi per la copertura notturna, maggiore integrazione con altri servizi di mobilità. Proprio qualche giorno fa il consigliere comunale di Fdi Mereu proponeva l’istituzione di bus notturni dedicati: con l’arrivo dell’estate il problema, già grave, rischia di finire fuori controllo.











