Le nuove sale operatorie del Businco restano indisponibili e, mentre i lavori accumulano ritardi, si apre una questione sempre più urgente: quale impatto sta avendo questa situazione sulla capacità dell’ospedale di garantire le cure ai pazienti oncologici sardi?
A sollevare il problema sono Cisl Fp, Fp Cigl e Fials, che chiedono alla direzione dell’Arnas Brotzu di rendere noti i dati sull’attività sanitaria e alla Regione di intervenire con verifiche puntuali e misure concrete. Al centro della denuncia non ci sono soltanto i tempi di completamento delle opere, ma anche l’andamento dei ricoveri, le prestazioni chirurgiche effettuate e il destino dei pazienti che potrebbero non aver più trovato risposta al Businco.
Le quattro nuove sale operatorie, la cui consegna era stata prevista per il 30 giugno 2026, non sono ancora operative. Nel frattempo, i dati relativi ai ricoveri tra il 2024 e il 2025 mostrano una flessione in due ambiti: in Ginecologia si è passati da 394 a 348 ricoveri, con una diminuzione dell’11,7%, mentre per la Terapia del dolore il calo è stato da 1.317 a 946 ricoveri, pari al 28,2%.
Cifre che, sottolineano le organizzazioni sindacali, non consentono da sole di stabilire un collegamento diretto con l’indisponibilità delle sale operatorie, ma che richiedono un approfondimento, soprattutto in una struttura oncologica di riferimento regionale.
“Dove sono finiti i pazienti che prima venivano curati al Businco?”: è la domanda che i sindacati rivolgono alla direzione aziendale. Occorre capire se le persone abbiano trovato assistenza in altri ospedali pubblici o privati, se siano state costrette a rivolgersi a strutture fuori dalla Sardegna oppure se abbiano subito rinvii, con il rischio, nei casi più difficili, di rinunciare alle cure.
Una preoccupazione che si inserisce in un quadro regionale già critico. Secondo i dati richiamati dalle sigle sindacali, contenuti nell’ultimo rapporto della Fondazione Gimbe, nel 2025 il 19,5% dei cittadini sardi ha rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria, contro una media nazionale del 9,6%. Nel 2023 la quota nell’Isola era del 13,7%. Un divario che, secondo le organizzazioni, rende ancora più necessario verificare ogni possibile riduzione dell’offerta sanitaria.
A preoccupare è anche il futuro della piastra operatoria del San Michele, dove è stata trasferita una parte dell’attività del Businco. L’eventuale avvio di lavori nei primi mesi del 2027 rischia infatti di aprire un nuovo fronte organizzativo. Se anche quelle sale dovessero subire limitazioni, si chiedono Cisl Fp, Fp Cgil e Fials, quali strutture potranno garantire gli interventi oncologici e quali misure sono state predisposte per evitare ulteriori rallentamenti?
Il timore è che si determini una doppia difficoltà: da una parte, le sale del Businco non ancora disponibili; dall’altra, la possibilità di nuove limitazioni nel presidio chiamato ad assorbire una parte delle attività trasferite.
Per questo i sindacati chiedono all’Arnas Brotzu di fornire un quadro completo e verificabile della situazione, superando quelli che definiscono annunci rassicuranti non accompagnati da dati sufficienti. Tra le informazioni richieste figurano il numero delle sedute operatorie programmate e realmente effettuate, gli interventi eseguiti e quelli rinviati, l’evoluzione delle liste d’attesa, le attività trasferite al San Michele e le prestazioni eventualmente convertite in regime ambulatoriale.
Altrettanto importante, secondo le sigle, è ricostruire il percorso dei pazienti che non risultano più tra quelli assistiti al Businco: quanti siano stati presi in carico da altre strutture, quanti abbiano dovuto spostarsi fuori regione e quanti abbiano incontrato ostacoli nell’accesso alle cure.
Le organizzazioni sindacali chiedono quindi un intervento diretto dell’assessorato regionale alla Sanità. La regione, sostengono, non può limitarsi a finanziare i lavori e attendere la conclusione del cantiere, ma deve esercitare le proprie funzioni di indirizzo e controllo, verificando le ricadute delle decisioni aziendali e pretendendo un calendario vincolante per l’attivazione delle nuove sale operatorie.
Serve inoltre un piano operativo che assicuri la continuità degli interventi chirurgici anche nell’eventualità di lavori al San Michele, evitando che le difficoltà strutturali si traducano in un’ulteriore contrazione dell’assistenza.
La richiesta finale è rivolta tanto alla direzione dell’Arnas quanto alla Regione: chiarire quali conseguenze abbiano prodotto i ritardi, rendere pubblici i dati sull’attività sanitaria e indicare quali garanzie saranno offerte ai pazienti.
“Perché il Businco non è soltanto un cantiere da completare. È un presidio fondamentale per migliaia di persone che affrontano un percorso oncologico e per le quali la disponibilità delle sale operatorie rappresenta una condizione essenziale per ricevere cure tempestive e adeguate”, concludono i sindacati.











