Cagliari, agricoltori e allevatori in trincea dormono al porto: “Lottiamo per il nostro futuro”

Prima notte tra trattori e tende. Per riscaldarsi, oltre a un grande falò, anche birra e vino: “Domani chiederemo alla Regione certezze sugli aiuti economici promessi. L’Europa non può imporci cosa coltivare, no a cibi sintetici e farine di grillo”. VIDEO


Per le ultime notizie entra nel nostro canale Whatsapp

Prima notte al porto di Cagliari, in viale La Playa, per gli allevatori e i pastori che hanno iniziato una protesta che, almeno nel capoluogo sardo, durerà sino a giovedì. I lavoratori si sono dati il cambio tra loro e, dopo avere acceso un grande falò, hanno montato delle tende: qualcuno, invece, dormirà all’interno delle decine di trattori arrivati da ogni angolo dell’Isola. Nel mirino dei manifestanti c’è l’Unione Europea, pronta a varare nuove regole sull’agricoltura: il rischio di dover dire addio al proprio lavoro ha portato a organizzare manifestazioni e presìdi in luoghi sensibili in varie città italiane. E domani potrebbe già arrivare, per la Sardegna, il turno del porto industriale di Oristano. Intanto, il presidio non si è sciolto e c’è chi ha portato delle tende da campeggio, dentro le quali passerà la notte. Altri, invece, dormiranno dentro le decine di trattori con i quali sono arrivati dal Campidano, dalla Trexenta e anche dal centronord dell’Isola. Non resteranno al porto sino a sabato, ma sino a giovedì, a differenza del resto d’Italia: una scelta in controtendenza.

 

 

 

“Continueremo con il presidio del porto e con blocchi ogni mezz’ora, prima di farle ripartire. Domani andremo negli uffici di Laore e Argea per parlare con i responsabili. Partiranno le proteste anche a Oristano, sino a quando non avremo una soluzione”, spiega Stefano Congia, tra gli organizzatori del presidio cagliaritano. “Non molliamo, per il momento abbiamo deciso tre giorni di protesta. Ad Argea cercheremo di far capire che non possono più accumulare ritardi come quelli di quest’anno”, e il discorso è legato ai fondi e agli aiuti economici: “Vorrei vedere loro, sei mesi senza prendere lo stipendio. Come vivrebbero”. E, tra l’ombra sempre più grossa di cibi sintetici e ettari di campagne non coltivate, gli attacchi principali restano all’Europa: “Sono regole sballate, si tratta di una politica agricola comunitaria distante dal mondo delle campagne e dagli agricoltori. Noi non inquiniamo, lavoriamo la terra e alleviamo il bestiame con responsabilità”, precisa ancora Congia. “Chiediamo dignità, rispetto e libertà di impresa, non sono certo loro che ci insegnano come produrre. E ci auguriamo che quella sui cibi sintetici e sulle farine di grillo o di altri animali sia una barzelletta”.


In questo articolo: