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Brotzu, tecnica sanitaria molestata da un uomo all’interno dell’ospedale, insorgono le guardie giurate: “Basta scaricare le responsabilità su di noi“

LETTERA APERTA DI UNA GUARDIA GIURATA A CASTEDDU ONLINE: “ Una sola guardia si trova a presidiare l’ingresso principale, ma in assenza di regole chiare e di un sistema efficace di controllo degli accessi è difficile impedire ingressi non autorizzati. Un ospedale deve rimanere accessibile a chi ha necessità di cure, ma questo non significa che chiunque debba poter circolare liberamente in ogni reparto, a qualsiasi ora.”

di Valeria Putzolu
22 Ottobre 2026
in cagliari, zapertura-straordinaria

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Sanità, Tocco (FI): “Al via i lavori al Brotzu, una risposta storica per Cagliari e la Sardegna”

Brotzu, donna molestata da un uomo all’interno dell’ospedale, insorgono le guardie giurate: “Basta scaricare le responsabilità su di noi, è l’intero sistema che non funziona”.
L’ennesima aggressione avvenuta all’interno del nosocomio di Cagliari viene denunciata dalla Uil: “Si è verificato due giorni fa un secondo e allarmante episodio di molestia e pedinamento ai danni di una Tecnica Sanitaria di Radiologia Medica in servizio presso il P.O. San Michele.
Nello specifico, la lavoratrice è stata avvicinata e molestata da un soggetto sconosciuto e non identificato lungo i corridoi del Piano 0, il quale l’ha seguita a distanza ravvicinata e con atteggiamento minaccioso a partire dall’area della Radiologia fino allo spogliatoio donne.
Solo la prontezza di riflessi della dipendente – che è riuscita a raggiungere il locale spogliatoio, a chiudersi tempestivamente a chiave all’interno e a lanciare la richiesta di soccorso telefonico – ha scongiurato conseguenze fisiche ben peggiori.
L’episodio ha comprensibilmente provocato nella lavoratrice un gravissimo stato di shock e di angoscia, evidenziando una situazione di pericolo inaccettabile che riguarda l’intera platea dei dipendenti operanti in tali aree.
Tale reiterazione testimonia in modo inequivocabile il persistere di una totale permeabilità e carenza di controllo degli accessi nelle aree interne e nei percorsi di collegamento al Piano 0;
la grave esposizione a rischio aggressione/intrusione per il personale sanitario, spesso costretto a spostarsi in contesti isolati privi di presidio fisico di vigilanza o di sistemi rapidi di allarme.
La violazione dell’art. 2087 del Codice Civile, che obbliga il Datore di Lavoro a predisporre tutte le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori, nonché dell’art. 28 del D.Lgs. 81/2008 (valutazione di tutti i rischi per la salute e sicurezza, ivi incluse aggressioni e violenze nei luoghi di lavoro – Raccomandazione Ministeriale n. 8)”.
La Uil chiede con urgenza un incontro urgente per l’esame congiunto dell’accaduto e la definizione di interventi correttivi immediati, l’adozione tempestiva di misure organizzative di protezione e supporto nei confronti della lavoratrice coinvolta, garantendo il sostegno psicologico aziendale e verificando che non operi in condizioni di isolamento logistico.
“Misure strutturali e di vigilanza immediate sul Piano 0 del P.O. San Michele, tra cui: controllo accessi rigoroso con badge/varchi elettronici per l’ingresso alle aree di servizio, ai corridoi tecnici e agli spogliatoi; potenziamento del presidio e dei passaggi continuativi del servizio di vigilanza privata armata; installazione di sistemi di allarme/chiamata rapida di emergenza nelle aree a rischio e negli spogliatoi; verifica e adeguamento degli impianti di videosorveglianza nelle aree comuni nel pieno rispetto delle disposizioni di legge”.

La Redazione di Casteddu Online riceve e pubblica la testimonianza di un lavoratore: “Sento il dovere di dire una cosa con chiarezza: prima di puntare il dito, bisogna conoscere la realtà che ogni giorno affrontano le poche guardie chiamate a garantire la sicurezza di una struttura così grande e complessa.
Esprimo innanzitutto la mia piena solidarietà alla lavoratrice coinvolta e a tutto il personale sanitario che ogni giorno svolge il proprio lavoro in condizioni che non dovrebbero mai mettere a rischio la propria incolumità.
Ma la domanda è una: come si può pretendere sicurezza se mancano le condizioni minime per garantirla?
Chi lavora quotidianamente al Brotzu conosce bene una situazione che, a mio avviso, merita un intervento immediato. LE PORTE DI EMERGENZA DEGLI UNDICI PIANI
Numerose porte, secondo le criticità segnalate, risultano guaste o non correttamente funzionanti. Questo può consentire l’accesso attraverso le scale antincendio senza adeguati controlli. Un problema che sarebbe stato segnalato più volte e che, se confermato, non può più essere lasciato irrisolto.
L’INGRESSO PRINCIPALE DURANTE LA NOTTE
Una sola guardia si trova a presidiare l’ingresso principale, ma in assenza di regole chiare e di un sistema efficace di controllo degli accessi è difficile impedire ingressi non autorizzati. Un ospedale deve rimanere accessibile a chi ha necessità di cure, ma questo non significa che chiunque debba poter circolare liberamente in ogni reparto, a qualsiasi ora.
IL COLLEGAMENTO TRA PRONTO SOCCORSO E OSPEDALE
Una porta che rimane aperta e permette il passaggio tra il Pronto soccorso e il resto della struttura rappresenta un punto critico da verificare e mettere in sicurezza. Pazienti e accompagnatori possono così raggiungere aree che dovrebbero essere sottoposte a controlli adeguati, sia di giorno sia di notte. AMBULATORI E LOCALI NON ADEGUATAMENTE PROTETTI
Non possiamo dimenticare che in passato sarebbero stati segnalati episodi di persone senza dimora che trovavano riparo negli ambulatori durante la notte. Anche questo dovrebbe far riflettere sull’effettiva chiusura e protezione dei locali non utilizzati. IL PORTIERATO NOTTURNO
Il personale ospedaliero addetto al portierato, per quanto mi risulta, durante la notte rimane spesso all’interno dei propri uffici. È legittimo chiedersi se l’organizzazione attuale sia sufficiente a garantire collaborazione, presidio e tempestività quando si presenta una situazione di pericolo.
LA COLLABORAZIONE DI TUTTI È FONDAMENTALE
Capita che le guardie, quando devono verificare una presenza o chiedere a qualcuno dove sia diretto, ricevano risposte del tipo: «Non lo vede? Sono qui a lavorare!».
Ma come può una guardia riconoscere ogni dipendente, ogni collaboratore e ogni persona autorizzata? Non è scritto sulla fronte di nessuno dove debba andare. La sicurezza richiede collaborazione, rispetto reciproco e procedure chiare, non risposte infastidite a chi sta semplicemente cercando di svolgere il proprio compito.

E POI C’È LA VIDEOSORVEGLIANZA
Un sistema che, stando alle criticità riscontrate, non coprirebbe in maniera adeguata tutte le aree sensibili. Senza una copertura efficace, un monitoraggio appropriato e procedure d’intervento rapide, anche il controllo diventa più difficile.
E arriviamo alla domanda più importante: che cosa significa davvero aver intensificato la sicurezza, come dichiarato dalla direzione?
Se la misura adottata consiste principalmente nello spostare una guardia da una postazione per collocarla stabilmente, ventiquattr’ore su ventiquattro, nella zona dei sotterranei dove si trovano gli spogliatoi, allora bisogna chiedersi che cosa succeda nel resto dell’ospedale.
E gli altri undici piani?
E gli ingressi secondari?
E le porte di emergenza?
E il collegamento con il Pronto soccorso?
E tutti quei percorsi interni dove può transitare chiunque, se mancano controlli efficaci?
La sicurezza non si garantisce spostando una persona da un punto all’altro e lasciando scoperti altri settori. Non si può pretendere che poche guardie risolvano problemi strutturali, organizzativi e tecnologici che non dipendono da loro.
Le guardie non possono essere contemporaneamente all’ingresso principale, nei sotterranei, nei corridoi, agli accessi dei reparti e su tutti gli undici piani. Non possono moltiplicarsi. Possono intervenire, prevenire nei limiti delle risorse disponibili, segnalare le anomalie e collaborare con il personale e le forze dell’ordine. Ma per garantire una sicurezza reale servono uomini sufficienti, strumenti funzionanti, accessi controllati e responsabilità precise.
Ecco perché ritengo profondamente ingiusto che, ogni volta che accade un episodio grave, ci si limiti a parlare genericamente di vigilanza senza affrontare fino in fondo le criticità della struttura.
Il problema non è soltanto chi riesce a entrare. Il problema è come sia possibile entrare, circolare e raggiungere determinate aree senza incontrare controlli adeguati.
Chiedo quindi alla direzione del Brotzu di fare chiarezza, verificare tutte le criticità segnalate e presentare un piano concreto, con interventi, tempi certi e responsabilità definite.
Servono porte funzionanti, accessi realmente controllati, videosorveglianza adeguata, un’organizzazione coordinata tra vigilanza e personale ospedaliero e un numero di addetti proporzionato alle reali necessità.
Il Brotzu è uno degli ospedali più importanti della Sardegna. Non può permettersi una sicurezza affidata soltanto alla buona volontà e al senso del dovere di poche persone.
Difendere le guardie non significa negare i problemi. Significa riconoscere che non si può chiedere loro di garantire l’impossibile mentre le criticità strutturali e organizzative restano irrisolte.
La sicurezza dei lavoratori, dei pazienti e dei cittadini deve essere una priorità concreta, non una dichiarazione da rilasciare dopo l’ennesimo episodio.
È arrivato il momento di mettere mano seriamente alla sicurezza del Brotzu. Non domani, non dopo la prossima aggressione. Adesso”.

Tags: brotzuCagliari
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