Assemini, salario minimo comunale garantito a 9 euro lordi l’ora

La proposta dei 5 Stelle approda in consiglio comunale con una mozione firmata da Sandro Sanna.


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Impegnare il Comune a fare in modo che chiunque lavorerà direttamente o indirettamente per il Comune o, in alternativa, riuscirà ad aggiudicarsi un appalto, un subappalto, una concessione, un affidamento dovrà garantire ai propri dipendenti uno stipendio minimo di 9 euro l’ora. “Vuol dire che qualunque azienda che lavorerà per conto e con i fondi dell’amministrazione comunale, dovrà applicare il principio del salario minimo di 9 euro l’ora.

Nella stessa mozione impegnamo l’amministrazione comunale ad offrire incentivi e sconti fiscali a tutte le aziende operanti nel territorio di Assemini che formalizzeranno l’impegno di fissare, ove non previsto dai loro CCNL di riferimento, il salario dei loro dipendenti a un minimo di 9 euro lordi orari” si legge nella proposta.

Diversi comuni in Italia infatti hanno adottato questo strumento: Firenze è stata la prima, seguita da altre città come Bacoli, Livorno, Modena e di recente Ravenna. Assemini sarebbe il primo comune in Sardegna ad adottare questo provvedimento.

“Riteniamo sia un tema di straordinaria urgenza che il Governo Nazionale ha colpevolmente ignorato, rifiutando la proposta di legge avanzata dal Movimento 5 Stelle e dalla quasi totalità dei partiti di opposizione. Ma i dati Ocse, Eurostat ed Istat raccontano una realtà preoccupante per l’Italia dove il Ministero del Lavoro ha quantificato in oltre 3 milioni la popolazione dei cosiddetti “lavoratori poveri” quelli cioè che pur lavorando a tempo pieno non raggiungono una retribuzione sufficiente e adeguata per il sostentamento proprio e delle propria famiglia.

Vale la pena ricordare che l’Italia è uno dei 5 paesi dell’Unione Europea su 27 che non ha ancora adottato una legge sul Salario Minimo garantito”. Partendo da questo presupposto, “intendiamo contribuire a raggiungere questo importante traguardo di civiltà e giustizia sociale partendo dal nostro Comune, sperando che la nostra proposta trovi il consenso delle altre forze politiche e possa fare da apripista a tanti altri comuni sardi. Si tratta di una scelta verso il riconoscimento del valore del lavoro ed il contrasto alla povertà lavorativa, che deve coinvolgere anche l’interesse e l’ambito comunale, primo luogo in cui gli impegni politici devono tradursi in realtà. Noi consiglieri comunali, insieme ai sindaci, rappresentiamo la categoria politica più vicina e più strettamente legata ai cittadini. Conosciamo a fondo i loro problemi e le difficoltà legate alla mancanza del lavoro e di una giusta retribuzione. L’abolizione del Reddito di Cittadinanza ha ulteriormente acuito queste problematiche. Non possiamo e non vogliamo più voltarci dall’altra parte, avanziamo una proposta concreta per avere risultati concreti”.


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