La mozione di Niside Muscas, Sabrina Stara, Ignazio Pireddu e Stefano Demontis, è stata presentata durante l’ultimo consiglio.
Viene evidenziato come la Regione Autonoma della Sardegna goda di competenza legislativa primaria in materia urbanistica che individua il governo del territorio quale funzione fondamentale dell’autonomia.
Il Regolamento (UE) sul ripristino della natura introduce obblighi direttamente applicabili alle pubbliche amministrazioni, imponendo politiche territoriali orientate non solo alla tutela ma al recupero attivo degli ecosistemi e tale regolamento entrerà pienamente in operatività dal 1° settembre 2026 vincolando anche i Comuni nelle scelte di pianificazione.
“Il territorio rappresenta contemporaneamente identità collettiva, base economica e spazio di vita delle comunità locali e la sua trasformazione incide sulla qualità della vita e sulla coesione sociale” si legge.
Negli ultimi anni la Sardegna, compresa Assemini, è interessata da una crescente pressione trasformativa legata a processi energetici, infrastrutturali e produttivi che rischiano di determinare effetti cumulativi non compatibili con la sostenibilità territoriale e “l’assenza di un quadro pianificatorio unitario favorisce decisioni localizzative frammentarie e indebolisce la capacità delle istituzioni di governare consapevolmente il territorio.
La proposta di legge di iniziativa popolare “Pratobello 2024″, sostenuta da oltre 210.000 cittadini, raccolte anche qui ad Assemini, ha espresso una domanda diffusa di rafforzamento della pianificazione territoriale e del ruolo dei Comuni. Il Piano Pratobello 2026 individua nei Comuni il livello istituzionale operativo in cui autonomia statutaria e diritto europeo devono tradursi in regole urbanistiche concrete”.
La pianificazione comunale, quindi, “rappresenta lo strumento principale per stabilire limiti alle trasformazioni, tutelare il paesaggio, orientare lo sviluppo e garantire resilienza ecologica urbana”.
Per riportare la pianificazione territoriale al centro dell’azione amministrativa comunale, superando approcci episodici e autorizzativi, è “opportuno predisporre strumenti comunali coerenti con i nuovi obblighi europei sul ripristino della natura;
fondamentale rafforzare la partecipazione delle comunità locali nelle scelte urbanistiche;
indispensabile anticipare gli effetti del Regolamento europeo attraverso un aggiornamento delle politiche urbanistiche e ambientali cittadine”.
Viene chiesto, tra l’altro, di “aderire formalmente ai principi del Piano Pratobello 2026, riconoscendo il ruolo centrale dei Comuni nel governo del territorio, ad avviare una revisione strategica del Piano Urbanistico Comunale finalizzata all’integrazione degli obiettivi di ripristino ambientale, riduzione del consumo di suolo, aumento della resilienza climatica urbana e tutela del paesaggio urbano e costiero.
A predisporre un Programma comunale di rigenerazione ecologica urbana, a istituire un tavolo permanente con Regione, Città Metropolitana, Università e comunità locali per l’attuazione coordinata delle politiche territoriali, a promuovere percorsi partecipativi cittadini nelle scelte di pianificazione territoriale e ambientale”.












