CeDAC
Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo in Sardegna
Stagione di Prosa 2025-2026
Teatro Carcano
Arrivano i Dunque
Avannotti, sole Blu e la storia della giovane Saracinesca
di e con Alessandro Bergonzoni
scene Alessandro Bergonzoni
regia Alessandro Bergonzoni e Riccardo Rodolfi
produzione Teatro Carcano
mercoledì 22 aprile – ore 20.30 – Auditorium Comunale – Dorgali
giovedì 23 aprile e venerdì 24 aprile – ore 20.30 – Teatro Massimo – Cagliari (Pezzi Unici)
sabato 25 aprile – ore 20.30 – Teatro Centrale – Carbonia
Alessandro Begonzoni in tournée nell’Isola con “Arrivano i Dunque / Avannotti, sole Blu e la storia della giovane Saracinesca” da mercoledì 22 aprile tra Dorgali, Cagliari e Carbonia per la Stagione di Prosa del CeDAC Sardegna
Un brillante monologo per riflettere sul significato delle parole con “Arrivano i Dunque / Avannotti, sole Blu e la storia della giovane Saracinesca”, un originale frizzante spettacolo di e con Alessandro Bergonzoni, che firma anche le scenografie e – insieme con Riccardo Rodolfi – la regia di un meraviglioso viaggio tra semantica ed assonanze, paradossi linguistici e paradigmi della logica – produzione Teatro Carcano in cartellone mercoledì 22 aprile alle 20.30 all’Auditorium Comunale di Dorgali, giovedì 23 aprile e venerdì 24 aprile alle 20.30 al Teatro Massimo di Cagliari per un duplice appuntamento con la rassegna Pezzi Unici e infine sabato 25 aprile alle 20.30 al Teatro Centrale di Carbonia sotto le insegne della Stagione di Prosa 2025-2026 organizzata dal CeDAC Sardegna.
«Un’asta dei pensieri. Cerco il miglior (s)offerente per mettere all’incanto il verso delle cose: magari d’uccello o di poeta» – dice Alessandro Bergonzoni, poliedrico artista, autore ed attore di vertiginosi nonsenses (Premio della Critica 2004/2005, Premio Hystrio 2008 e Premio UBU nel 2009) –. «Parto dallo sproposito, per la rifusa, con la congiungivite, varco il fraintendere, fino all’unità dismisura, tra arte e sorte, fiamminghi e piromani, van Gogh e Bangkok, bene e Mahler, sangue fuori mano e stigmate, stigmate e astigmatici, Dalì fino Allah». Quasi un poema futurista, o meglio surrealista, capace sollecitare la mente e lo spirito, regalando istanti di assoluto divertimento, ma anche di piacevole di smarrimento “oltre” il senso (o i sensi).
«C’realta! Lunire all’esistente l’atra nuova san(t)itá, nelle nostre avannotti larvate. Grossomodo, seguendo i miei estinti, preganti di continuare a infinire. Mi sono fatto prendere la mano (sposato o salvato dall’annegar?). Il tempo stringe, non è sempre abbraccio, ma corda o lenzuolo». E per finire, «Basta affacciarsi sul percipizio e sentir lindimostrabiliante sciamanumanesimo tradotto in esasperanto. La scenografia “èscatologica”, il sole blu, la giovane saracinesca su (ermetica perché io mistero), altrista in un tealtro ove nulla accade senza tutti. Manca poco? Tanto è inutile? Non per niente tutto chiede!».













