Alcoolismo: a Cagliari passo avanti per ricerca di terapie avanzate

Team di ricercatori all’Università di Cagliari compie un deciso passo avanti per terapie più avanzate della dipendenza, scoprendo come mai alcuni individui sono più predisposti al consumo di altri

E’ stato appena pubblicato sul Journal of Neuroscience, una delle più autorevoli riviste internazionali sulle Neuroscienze, uno studio che rivela un fattore di rischio nella vulnerabilità innata per l’alcolismo. Lo studio è frutto di una collaborazione internazionale condotta dai ricercatori del Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Cagliari, Miriam Melis e Marco Pistis (nella foto), e che ha coinvolto l’Istituto di Neuroscienze del CNR di Cagliari, l’Università di Bordeaux in Francia e l’Università di Bloomington negli USA.

I ricercatori del Dipartimento diretto da Maria Del Zompo hanno utilizzato ratti geneticamente predisposti all’alcolismo (i cosiddetti Sardinian Alcohol Preferring selezionati dal Dott. Giancarlo Colombo del CNR) per studiare i meccanismi neurobiologici che sottendono alla loro innata preferenza verso l’alcol.

E’ stato scoperto che nei circuiti cerebrali che controllano la preferenza e l’avversione verso le droghe d’abuso i ratti bevitori presentano delle alterazioni rispetto ai non bevitori. Queste dipendono da un deficit di plasticità sinaptica mediata dal sistema cannabinoide endogeno a livello di tali circuiti. In questo studio gli stessi autori hanno anche dimostrato che questo sistema neurotrasmettitoriale esercita un controllo importante sulla fisiologia di queste aree cerebrali anche in soggetti normali.

Di conseguenza, i ricercatori ipotizzano che, a causa di questo deficit, i ratti bevitori percepiscano l’alcol più gratificante e li porti a berne grandi quantità. Questo studio conferma una ricerca precedente degli stessi autori in cui le medesime alterazioni erano state riscontrate in animali predisposti alla dipendenza da Cannabis. Gli autori suggeriscono, quindi, che questo potrebbe rappresentare uno dei marker neurobiologici che predispongono alcuni individui al consumo smodato di sostanze d’abuso, dato che ne percepirebbero più intense le proprietà euforizzati e meno quelle spiacevoli.

Le implicazioni preventive e terapeutiche di questo studio sono numerose, dato che si potrebbe intervenire farmacologicamente per ristabilire l’equilibrio fisiologico dei meccanismi cerebrali e per impedire, quindi, che nei soggetti vulnerabili le droghe esercitino il loro intenso potere attrattivo.