“Abbanoa spedisce una bolletta da 1400 euro a una donna di Orosei morta nel 1975”

La clamorosa beffa: “Chiarina è morta a 93 anni, se oggi fosse viva ne avrebbe 137. Come è possibile, poi, che Abbanoa voglia arretrati del 1975, se nemmeno esisteva?”

Una bolletta, comprensiva di acqua consumata e arretrati, recapitata in una casa di Orosei. Piccolo particolare: “La proprietaria è morta il 9 aprile 1975 all’età di 93 anni. Se oggi fosse viva dovrebbe avere 137 anni!”. A pubblicare le foto del certificato di morte e della richiesta di pagamento è l’ex presidente sardo Mauro Pili. “In questi giorni, con il meccanismo perverso di Abbanoa che fa consegnare le bollette a destra e a manca, è stata recapitata la scandalosa bolletta della signora Chiarina”. Nella bolletta è possibile leggere che “nel primo quadrimestre avrebbe consumato 603 metri cubi, nel secondo addirittura 639. Il tutto per un totale di 108,05 euro, ma non è finita perchè la solerte Abbanoa ricorda in rosso alla signora Chiarina che deve pagare importi non pagati per 1.442,54 euro!”. Insomma, una vicenda che sembra avere tutti i contorni di una beffa. Pili è netto: “Mandare bollette intestate ad una persona che dovrebbe avere 137 anni la dice lunga sui conti di Abbanoa, sulla sua gestione e sopratutto sulla solerzia con la quale si rapporta con i cittadini”.

 

Il politico, poi, fa anche notare un altro particolare: “Come si fa a mettere a bilancio una somma come quella pretesa alla signora Chiarina, non solo i vergognosi consumi stimati ma anche gli arretrati, quando nel 1975 Abbanoa non esisteva? È la logica perversa e illegale dei consumi stimati che fa rabbrividire, pensare che si possano emettere bollette di questa portata lascia comprendere che il sistema Abbanoa fa acqua da tutte le parti! Possibile che il sistema informatico non incroci i dati anagrafici degli utenti e segnali le più evidenti e macroscopiche deficenze? Questo macroscopico esempio di Orosei e della signora Chiarina” ,afferma Pili, “esplicita in maniera plastica la superficialità di quei conti e lascia emergere pratiche inaccettabili come il calcolo presunto del consumo della risorsa idrica, senza certezza e senza diritto”.