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41 bis in Sardegna, Todde: “Contro questa decisione non ci sono divisioni,colori o partiti. Dobbiamo lottare uniti”

La Sardegna, ha ricordato Todde durante il Consiglio Comunale in adunanza aperta a Nuoro, ospita dieci istituti penitenziari e il 75 per cento delle colonie penali, accogliendo una popolazione detenuta in gran parte non sarda. “Abbiamo sempre fatto la nostra parte, ma non accettiamo di essere trattati come una soluzione logistica per decisioni assunte senza un reale confronto”.

di Claudia Assanti
9 Gennaio 2026
in sardegna

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41 bis in Sardegna, Todde: “Contro questa decisione non ci sono divisioni,colori o partiti. Dobbiamo lottare uniti”

Un affollato Consiglio comunale convocato in adunanza aperta, ospitato nell’auditorium della Camera di Commercio, si è tenuto questa sera a Nuoro sul trasferimento nelle carceri isolane di Uta, Bancali e Badu ‘e Carros di detenuti in regime di 41 bis. Oltre al sindaco Emiliano Fenu e ai consiglieri comunali, alla seduta hanno partecipato la presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, i sindaci, i consiglieri e i parlamentari sardi, per un confronto pubblico su una questione che incide in modo profondo sul territorio e sull’equilibrio tra sicurezza, sistema penitenziario e comunità locali.

Nel suo intervento la presidente Todde ha ricostruito puntualmente l’informativa resa dal Governo nella Conferenza Stato-Regioni del 18 dicembre, richiamando l’ordine del giorno e le dichiarazioni verbalizzate del sottosegretario alla Giustizia, Delmastro.

Dal documento ufficiale emerge la volontà di concentrare i detenuti sottoposti a regime del 41 bis in istituti “dedicati” e di ridurre l’impatto degli istituti 41 bis sul territorio nazionale a garanzia della sicurezza pubblica, limitando la presenza degli istituti a sole cinque regioni: Piemonte, Emilia-Romagna, Lombardia, Abruzzo e, appunto, Sardegna, con le carceri di Bancali, Badu ‘e Carros e Uta, anziché gli attuali otto (oltre le cinque, anche Lazio, Umbria, Friuli Venezia-Giulia).

“La documentazione non parla di ipotesi ma di una scelta strutturata”, ha sottolineato la presidente. “Non stiamo parlando di un solo istituto, ma di tre carceri dedicate contemporaneamente al 41 bis”.

Nel corso dell’informativa il sottosegretario ha fornito anche dati numerici ufficiali, affermando che in Sardegna sono previsti 192 posti di 41 bis, destinati ad aumentare di almeno il 20 per cento, fino a circa 240 posti. Un incremento che, ha ricordato la presidente, non risulta coerente con le rassicurazioni ricevute nei mesi precedenti.

“A settembre avevo chiesto chiarimenti direttamente al ministro Nordio sul futuro dell’istituto di Uta e avevo ricevuto garanzie che non ci sarebbero stati trasferimenti di questo tipo. Oggi ci troviamo davanti a dichiarazioni ufficiali che vanno in direzione opposta”.

La presidente Todde ha ricordato che la Regione Sardegna, per voce dell’assessora Laconi, ha espresso formalmente in Conferenza Stato-Regioni la propria contrarietà alla scelta, chiedendo una modifica della decisione e contestando l’idea che l’insularità possa essere considerata una condizione favorevole per il trasferimento dei detenuti in regime speciale.

Particolare attenzione è stata posta sull’impatto sanitario. “Nell’informativa viene affermato che le Regioni devono fare la loro parte anche sul piano sanitario, dimenticando che la Sardegna è una Regione a statuto speciale e che finanzia autonomamente il proprio sistema sanitario, già gravemente segnato da carenze strutturali”, ha evidenziato la presidente.

La Sardegna, ha ricordato Todde, ospita dieci istituti penitenziari e il 75 per cento delle colonie penali, accogliendo una popolazione detenuta in gran parte non sarda. “Abbiamo sempre fatto la nostra parte, ma non accettiamo di essere trattati come una soluzione logistica per decisioni assunte senza un reale confronto”.

La presidente ha infine lanciato un appello all’unità delle istituzioni e delle forze politiche. “Su questo tema non ci sono divisioni, non ci sono colori e non ci sono partiti: c’è solo una voce forte da far sentire da far sentire qui, da far sentire in Consiglio Regionale, da far sentire in Parlamento, da far sentire di fronte alla Presidenza del Consiglio, da far sentire ovunque ci sia la possibilità la necessità di farla sentire. Ma deve essere una voce di tutti i sardi, non di una parte non dall’altra, non di colori diversi. Non ci devono essere distinguo: ci deve essere una voce dei sardi. Questa non è una battaglia di Nuoro, di Uta o di Bancali. È una battaglia di tutta la Sardegna”.

Tags: 41 biscarceriSardegna
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