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Home area-vasta

Rebus Puc a Capoterra: 7mila abitanti in più col rischio idrogeologico

di Redazione Cagliari Online
20 Giugno 2017
in area-vasta, sulla-sulcitana

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L’infinito rebus dell’urbanistica divide Capoterra. Entrato in vigore il 28 Agosto 2012 grazie ad una delibera del Consiglio Comunale, il P.U.C. -Piano Urbanistico Comunale-, ha creato sin dagli inizi della sua approvazione una spaccatura all’interno della politica locale, e dei cittadini capoterresi. Fra le due parti, fra le due fazioni, è scoppiato un acceso dibattito che ha come oggetto la possibilità di attuare o meno le proposte ideate in questo piano. Secondo il Sindaco e la sua maggioranza, secondo il Presidente della commissione Urbanistica Nuccio Arrais e i suoi collaboratori, si tratta di una risposta valida al vecchio Piano strategico, datato 1969, causa di edificazioni sgangherate e selvagge che hanno poi condotto a sciupare il territorio e provocare le disgrazie alluvionali che tutti ben conosciamo. “Il P.U.C. è consultabile da tutti i cittadini, la maggioranza l’ha approvato” afferma Arrais, precedentemente assessore, “e tutti assieme, in Comune, abbiamo deciso di verificare i suggerimenti e le modifiche suggerite dai vari enti e dalla Regione. Una volta visionate e studiate queste proposte, si provvederà a dare il via ai lavori, che sono tutti da condurre in zone C, quelle destinate allo sviluppo residenziale. Spesso si è parlato di edificare alberghi ed altre strutture ricettive, ma il P.U.C. non lo prevede, poiché di recente lo abbiamo dovuto adeguare alle norme del P.P.R., il Piano Paesaggistico Regionale”. Stando così le cose, l’incremento demografico di Capoterra, uno dei comuni più popolosi dell’Area Vasta, subirebbe un’ulteriore impennata: si parla di altri settemila abitanti in meno di dieci anni, che si andrebbero a sommare ai venticinquemila già residenti. Fin qui tutto regolare, non fosse che l’altra parte, quella opposta alla maggioranza e al Piano Comunale, si è dichiarata più volte ostile e restia ad adottare le scelte di Dessì, di Arrais e dei loro collaboratori. “No comment” hanno dichiarato in tanti, fra i quali il consigliere all’opposizione Luigi Frau. Come il Gruppo d’Intervento Giuridico e Gli amici della Terra hanno fatto notare più volte, infatti, in molte zone contrassegnate come C1c (espansione residenziale pianificata), c3 (espansione residenziale in programma) e B2 (completamento residenziale recente), in realtà il rischio idrogeologico sarebbe elevato. E a votare il Puc, viste le incompatibilità, saranno pochi consiglieri e tutti della maggioranza.

C’è da chiedersi quindi a chi dare ragione, dato che, dando il via libera alla costruzione in zone C o B dichiarate dagli uni sicure, dagli altri pericolose e non edificabili, i residenti non ci capiscono più niente e vorrebbero avere maggiore chiarezza. Se da una parte il P.U.C. porterebbe lavoro, nuovi residenti e quindi benessere, dall’altra potrebbe trasformarsi in un’incognita -alcuni osano dire una trappola- costruita dalle mani dell’uomo stesso. Una cosa è certa: a provocare la natura non si è mai sicuri, soprattutto in una zona che di sovente ha assistito alle dimostrazioni di forza e ribellione di cui è capace, dopo che se n’è intralciato il corso.

Lorenzo Scano

Tags: alluvionecapoterrapucurbanistica
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