Zona franca integrale, un iter burocratico lungo e con esiti incerti

Secondo Cappellacci si tratta di “un percorso realizzabile e spetta allo Stato sollecitare la proposta all’Unione europea”

Zona franca integrale, dopo il cambiamento dello Statuto in Regione, c’è grande entusiasmo in tutta l’isola. I vari comitati “Pro Zona Franca” parlano di “soluzione ai nostri problemi economici e sociali: ci saranno agevolazioni che consentono di avere maggiore competitività in materia di produzione e scambio delle merci, e vantaggi diretti e immediati per tutti i cittadini”. Mentre i più scettici, o forse solo realisti, dicono che il procedimento per l’istituzione della Zona Franca sia piuttosto lungo, e potrebbe concludersi dopo l’estate 2014. Altri ancora parlano di “situazione impossibile da attuare, perché non pagare l’iva e le accise vuol dire per la Regione perdere quella quota di entrate, che ammontano a oltre 2 miliardi di euro l’anno”. Somme che andrebbero recuperate risparmiando in altri settori.

Perché la Sardegna diventi Zona Franca Integrale mancano quindi una serie di passaggi da fare nel Governo e nella Comunità europea, ovviamente dopo la discussione in Consiglio delle autonomie locali, il cui parere è vincolante, e in Consiglio regionale. Successivamente la proposta di legge dovrà superare l’ostacolo della Camera e del Senato, per poi approdare a Bruxelles, all’Unione europea dove occorre tener conto che nel 2014 ci saranno le elezioni. La Commissione europea, se dovesse accoglierla, dovrà procedere alla modifica del Codice Doganale  Europeo, inserendo la Sardegna intera tra i beneficiari. Si tratta quindi di un iter lungo e imprevedibile, tenendo conto che l’esito non è del tutto scontato.

Ma allo stesso tempo il governatore Ugo Cappellacci parla di “percorso realizzabile. Deve essere proposto dallo Stato membro, quindi l’Italia deve fare propria la nostra proposta, trasferirla all’Europa, e questa la deve semplicemente accettare. A livello europeo c’è la massima disponibilità, dipende solo dall’iniziativa dello Stato italiano”.


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