Zona franca a Cagliari, il Tribunale dà ragione al Movimento

I giudici cagliaritani inibiscono al consigliere regionale Fenu e al tesoriere Patta l’uso del nome e del simbolo del movimento fondato da Maria Rosaria Randaccio, vera e propria ispiratrice della sentenza della Corte Costituzionale che rischia di provocare un terremoto nel Fisco italiano.

Il Tribunale di Cagliari, con un provvedimento d’urgenza, ha inibito ieri all’ex consigliere regionale del Movimento Zona Franca Modesto Fenu e all’ex Tesoriere Antioco Patta l’uso del nome e del simbolo del Movimento Zona Franca, condannandoli a risarcire le spese legali. L’ordinanza cautelare ha confermato anche la legittimità dell’espulsione di Fenu e Patta dal movimento.

«E’ una bella vittoria per la legge e per il Movimento che continuerà chiaramente la sua battaglia politica senza la foschia di chiunque avrebbe voluto utilizzarlo quale trampolino per altre iniziative», ha dichiarato la Randaccio.

Il provvedimento del tribunale cagliaritano mette fine a una polemica iniziata alla fine dello scorso anno, quando il consigliere regionale Modesto Fenu, eletto alle scorse elezioni regionali con il simbolo del movimento Zona Franca, si era dissociato pubblicamente dalla fondatrice Maria Rosaria Randaccio e dalle iniziative volte a suggerire alle imprese sarde il non pagamento dell’Iva (permesso secondo la Randaccio dalla attuale vigenza, in Sardegna, delle norme sulla zona franca). Da queste iniziative del Movimento, come è stato ricordato anche da questa testata, era scaturita una diatriba tra Maria Rosaria Randaccio, Intendente di Finanza in pensione ed ex capo reparto della sezione Lotto, e l’attuale direttrice dell’Agenzia delle Entrate di Cagliari, Rossella Rotondo, che più volte aveva sottolineato sui media regionali che la fondatrice del Movimento non aveva mai ricoperto alcun ruolo al Ministero delle Finanze. Una polemica mai chiarita, visto che il confronto pubblico più volte richiesto dalla Randaccio non ha mai avuto luogo.

La Randaccio ispiratrice della sentenza della Consulta che rischia di vanificare milioni di cartelle esattoriali

Il contributo di Maria Rosaria Randaccio è stato inoltre decisivo anche nella stesura dei ricorsi contro le nomine dirigenziali all’Agenzia delle Entrate che, sempre ieri, hanno portato alla sentenza della Corte Costituzionale che rischia di provocare un terremoto nell’intero sistema fiscale italiano.

Dichiarando incostituzionale il DL Semplificazione che nel 2012 (Governo Monti) aveva sanato circa 800 nomine dirigenziali avvenute con un concorso interno (nomine bocciate anche dal Tar Lazio), la Consulta ha infatti ribadito con forza il principio costituzionale della necessità di un concorso pubblico (non interno) per diventare dirigenti della pubblica amministrazione, rendendo in pratica nulle quelle nomine e gli atti ad esse collegati.

La Randazzo, che fa parte del Sindacato Autonomo “Univip” che tutela gli interessi dei dirigenti e dei vicedirigenti pubblici, ha collaborato strettamente con gli altri due sindacati autonomi dei Dirigenti (Dirstat e Dirpubblica) nella stesura dei ricorsi che hanno portato alla sentenza della Corte costituzionale. La fondatrice del Movimento Zona Franca denunciava infatti da tempo l’illegittimità dei concorsi interni che avevano portato alle nomine degli 800 funzionari e la ingiusta retrocessione in carriera di tanti dirigenti, prefigurando con largo anticipo la situazione di incertezza che si è venuta a creare dopo la sentenza della Consulta.

Milioni di accertamenti spediti negli ultimi 15 anni ai contribuenti italiani rischiano infatti di essere considerati totalmente inesistenti (insieme alle relative cartelle esattoriali di Equitalia) per la mancata legittimazione dei dirigenti a rappresentare all’esterno la volontà dell’Agenzia delle Entrate. Con un (possibile) danno incalcolabile per le casse dell’Erario, vista la teorica possibilità (ovviamente tutta da verificare) per i contribuenti di non pagare le somme dovute o di richiedere indietro quelle già versate.


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