Cagliari, investire nelle nuove generazioni per costruire la città di domani.
Dalla scuola all’inclusione sociale, fino alla riqualificazione dei quartieri più fragili: le politiche dell’amministrazione per educazione , partecipazione e coesione urbana.
Cultura ed educazione delle nuove generazioni
Sindaco, la sua amministrazione sta investendo molto nella cultura e nell’educazione dei più piccoli: dal concorso “L’ Italia delle donne” che ha coinvolto le classi delle primarie alla presentazione delle donne sarde che si sono contraddistinte nelle arti, sport e imprenditoria, all’apertura del centro “Medaglia Miracolosa”, fino alla mostra sul faraone bambino nella passeggiata coperta del Bastione, che si è rivelata molto attrattiva per le scuole.
In un tempo in cui spesso si parla di emergenza educativa, perché per la città di Cagliari è così importante partire proprio dai bambini? Che tipo di cittadini sperate di formare attraverso la cultura?
L’amministrazione deve lavorare soprattutto per le nuove generazioni, incentivare e promuovere l’educazione fin dalla tenera età. Da questo punto di vista sono molto attive le assessore alla Pubblica istruzione e Pari opportunità, Cultura e Politiche sociali. Stiamo proseguendo con gli interventi di riqualificazione delle scuole cittadine, il potenziamento degli asili, la manutenzione degli spazi verdi e delle aree giochi. Mi sono recato in prima persona alla riapertura della scuola d’infanzia di via Pietro Leo a Monte Urpinu e all’inaugurazione, a San Michele, del primo centro per l’infanzia della città. Stiamo lavorando, quindi, per far in modo che cittadine e cittadini si sentano, fin da piccole e piccoli, accolti nella loro città. Le politiche per l’infanzia sono anche un grandissimo aiuto alle famiglie.
Quali interventi, invece, per gli adolescenti che stanno vivendo un periodo difficile, a giudicare dai casi di cronaca che li vedono protagonisti nel quartiere della Marina? Sembrano avere sempre più bisogno di una direzione.
Le prossime aperture dello skate park a Monte Mixi e del palazzo Paolo De Magistris, tra la via Maddalena e il Corso, puntano alla partecipazione ad attività ricreative, culturali, sportive, anche nell’ottica di contrastare il disagio giovanile e restituire alla città spazi di incontro, confronto e socialità. Il rinnovato slancio del teatro lirico sta avvicinando tanti giovanissimi. Sono frequenti inoltre gli incontri con le studentesse e gli studenti rappresentati negli organi dell’Università di Cagliari, dell’Ersu e delle scuole. Ci sono poi i centri di quartiere che funzionano molto bene, penso a quello adiacente al mercato di via Quirra che di recente è stato coinvolto in un progetto fotografico sfociato in una mostra esposta all’interno del mercato. Organizziamo anche molti eventi in collaborazione con le scuole, penso alla recente iniziativa, molto partecipata, per la posa della prima pietra d’inciampo per un nostro concittadino ucciso ventenne nei campi di sterminio, prima al liceo Siotto e poi in viale Sant’Avendrace 112. Il Comune aderisce inoltre al progetto di educazione alla cittadinanza europea “Promemoria Auschwitz 2026”, e sta investendo sul trasporto pubblico grazie alla preziosa collaborazione col CTM.
Periferie e quartieri fragili
Parlando di futuro della città, non si può ignorare il tema delle periferie e dei quartieri più fragili. Un caso emblematico è quello dell’area dell’ex mercato di Sant’Elia. C’è chi sostiene che dovrebbe restare uno spazio dedicato a nuove attività commerciali per creare lavoro e vitalità nel quartiere, mentre il Comune ipotizza funzioni sociali o caritative. Alcuni cittadini temono però che questo possa accentuare le fragilità già presenti.
Secondo lei di cosa hanno davvero bisogno oggi quartieri come questo: continuità con la loro vocazione commerciale o un cambiamento più profondo?
A Sant’Elia è in corso un grande investimento pubblico che si traduce in un’opera di riqualificazione complessiva, dal rifacimento dei sottoservizi al completamento del parco degli Anelli fino alla realizzazione del nuovo stadio e del palazzetto dello sport. Sono previsti anche interventi sul vecchio borgo. Di fatto, uno dei progetti cardine dell’amministrazione. L’ex mercato non era più sostenibile economicamente perché comportava un costo complessivo per il Comune di circa 314mila euro annui, con un costo medio per concessionario di circa 103mila euro, mentre gli operatori rimasti versavano canoni concessori pari a 4650 euro l’anno. Quando ci siamo insediati, c’erano sei operatori: quattro hanno accettato il trasferimento al mercato di Is Bingias (con canone avvantaggiato) e due sono andati in pensione.
L’altro giorno abbiamo aperto il primo Centro di giustizia riparativa in Sardegna in un locale dell’ex mercato, un’operazione fondamentale di conciliazione sociale che segue il solco del lavoro impostato dall’assessora Anna Puddu. Insieme, a luglio scorso, non a caso abbiamo inaugurato, proprio a Sant’Elia, il primo Centro di salute di quartiere, un ambulatorio di prossimità che offre appunto servizi alla cittadinanza.
Saranno interessati da progetti tutti i quartieri della città, per questo stiamo anche rafforzando e al punto di aprire nuovi Uffici di città grazie alle nuove assunzioni.











