Violenza sulle donne: quanto costa il silenzio?

I risultati di una ricerca


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Una ricerca ci mette di fronte ai costi della violenza sulle donne, rendendo così innegabile il fenomeno e gli abusi che le donne sono costrette a subire ancora oggi. In troppi casi, questa violenza sfocia in femminicidio.
”Che effetto vi fa sapere che “la violenza domestica” in Italia costa 16.719.540.330 Euro?
Più 6.323.028 Euro spesi in interventi per “prevenzione e contrasto”?
Che effetto fa avere su un foglio bianco una misurazione, fino ai decimali, del danno
economico e sociale che un Paese come l’Italia sopporta ogni anno perché gli uomini
umiliano, picchiano, uccidono le donne?” Questa è la domanda che la ricerca ”Quanto costa il silenzio?”, voluta da Intervita Onlus pone. E la violenza sulle donne quantificata in dati economici diventa innegabile. Cifre da capogiro che portano a capire quanto il fenomeno sia diffuso in Italia. Da queste cifre si evince con amarezza anche un dato per nulla rassicurante. A fronte di un costo di 6.719.540.330 Euro spesi per le conseguenze della ”violenza domestica”, vediamo poco più di 6.323.028 Euro spesi per prevenirla. Ancora più allarmante il muro di silenzio attorno alla violenza sulle donne. Sappiamo che solo il 18 per cento di chi subisce atti
di violenza li considera reati. Nel nostro Paese questo fenomeno ha raggiunto dimensioni allarmanti: oltre il 30% delle donne tra i 16 e i 70 anni ha subito violenza almeno una volta nella propria vita. Nonostante
questo, solo il 18% ha considerato questo atto di violenza un reato e solo poco più del 7 per cento li denuncia. Solo nel 2012, sono state 124 le vittime di femminicidio in Italia.
La ricerca sostiene che non è presto per valutare l’impatto economico che questo fenomeno ha, ” Non è troppo presto. Bisogna, al contrario, avere il coraggio di imporre subito il calcolo dei costi sociali ed economici della violenza all’attenzione dell’opinione pubblica più vasta. E soprattutto a quella dei politici che finalmente si stanno
muovendo. Perché i numeri, che in Italia sono sempre mancati fino agli ultimi mesi, possono offrire una base solida a strategie più efficaci. Perché i numeri possono finalmente alzare un muro contro chi nega che il femminicidio sia un problema strutturale in Italia e non un’emergenza stagionale da contenere con un po’ di fatalismo, come si fa con i fenomeni naturali che arrivano e magari vanno via da sé. Come si fa con la grandine che ogni tanto si abbatte sui campi.”
La difesa dei diritti delle donne e la lotta contro ogni forma di violenza di genere è diventata una delle priorità dell’intervento di Intervita nei territori dove opera. Ancora oggi le donne sono ben lontane dall’essere tutelate da abusi e violenza.Per questo nella strategia multilivello di contrasto alla violenza contro le donne, che
Intervita implementerà nel biennio 2013-14, la prima azione è stata la realizzazione dell’indagine nazionale sui costi economici e sociali della violenza sulle donne in Italia. L’indagine è stata pubblicata nel volume.“Quanto Costa il Silenzio?” . Il progetto di Intervita, affidato a un Comitato scientifico presieduto da Anna Maria
Fellegara, ha dunque cercato di colmare una lacuna: in un momento di grande attenzione ,se non di rivoluzione , rispetto all’inerzia storica con la quale abbiamo sinora trattato il problema.
I risultati della ricerca saranno la prima azione di una capillare campagna di
sensibilizzazione con cui Intervita coinvolgerà sia le amministrazioni locali sia il grande
pubblico, con eventi di Piazza in 14 città sul territorio Italiano, perché la violenza contro
le donne non è un fatto privato, non riguarda solo le donne; ognuno di noi è chiamato a
prendere parte a questa battaglia per promuovere e innescare il cambiamento culturale.

Scrive Barbara Stefanelli,Vicedirettore del Corriere della Sera.
”La comprensione delle conseguenze di quello che non è mai amore, ma violenza mascherata
da amore, aiuterà tutti noi a non tornare indietro. A non fermarci nel tentativo comune
di rompere il silenzio nelle case, l’omertà nelle strade, la rassegnazione.
La violenza contro le donne non è scritta nella pietra o nel nostro Dna, non è ineluttabile
nelle relazioni tra persone. È il frutto ripetuto e moltiplicato del non rispetto, della
negazione della libertà e della cura reciproche. Ma esiste la possibilità di riflettere e
ricostruire, di avere idee e promuovere azioni, di pensare insieme un vivere migliore.”

Per chi volesse approfondire l’argomento e diventare testimonial per aiutare le donne vittime di violenza in Italia: https://www.facebook.com/IntervitaOnlus?sk=app_552653068167072&app_data&ft[tn]=HH&ft[qid]=5987588203561178343&ft[mf_story_key

 

Giulia Erdas


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