Uta, tensione nel carcere: “Detenuti ingestibili, vanno trasferiti anche se c’è l’emergenza sanitaria”

La dura lettera del sindacato Uil: “Un algerino ha cercato di aggredire il personale, continuano ad arrivare detenuti anche dalla Penisola”

Caos nel carcere di Uta, tra detenuti che hanno cercato più volte di aggredire il personale e nuovi arrivi dal resto dell’Italia. E il sindacato Uil scrive una dura lettera, denunciando varie situazioni pericolose, al direttore del carcere e al provveditore di Cagliari dell’autorità penitenziaria Maurizio Veneziano. A snocciolare tutti i fatti e le richieste è il segretario locale Maurizio Piddiu: “Ci è stato riferito che in particolare un detenuto di nazionalità algerina abbia ripetutamente cercato di aggredire il personale ed è addirittura diventato un “bersaglio predestinato” per altri detenuti che hanno cercato a loro volta di aggredirlo. È stato allocato per motivi di opportunità ormai in tutte le sezioni dei vari reparti ed a causa dell’ultimo episodio che ha visto diversi detenuti pronti ad aggredirlo è stato allocato nel reparto transito per evitare eventi tragici”, scrive Piddiu. Che rimarca anche un’altra condizione di “pericolo”: in un reparto ci sono “meno di 10 camere lungo un corridoio, e pertanto privo di ogni sorta di distanziamento tra i detenuti, al punto che molte delle varie disposizioni di servizio sono semplicemente irrealizzabili”.

“Questa premessa per fare la triste constatazione che il personale della Casa Circondariale di Cagliari Uta deve gestire detenuti ingestibili, spesso “rimpallati” da una sezione all’altra e malgrado la loro presenza diventi incompatibile, rimangono comunque in Istituto e non vengono trasferiti. Appare alquanto superficiale anche la giustificazione che a causa dell’emergenza sanitaria i detenuti non possono essere trasferiti, perché il caso descritto è di assoluta urgenza e la sua permanenza può determinare eventi gravi e tragici. Tra l’altro ci risulta che continuino a pervenire detenuti in ingresso presso il carcere cagliaritano addirittura provenienti dalla penisola, proprio per motivi legati alla condotta irregolare messa in atto in altri istituti”. L’appello è uno è chiaro: “Tutte le soluzioni sono già state tentate invano all’interno dell’istituto. Chiediamo alla direzione se non l’avesse già fatto, di chiedere l’immediato allontanamento del detenuto in un altro istituto”. 


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