Si è aperto oggi davanti alla Corte d’Assise di Cagliari il processo a Monica Vinci, imputata per l’omicidio della figlia tredicenne Chiara Carta, uccisa il 18 febbraio 2023 nell’abitazione di famiglia a Silì, frazione di Oristano. Il dibattimento, presieduto dalla giudice Lucia Perra affiancata da Roberto Cau, è entrato subito nel vivo con il confronto tra periti e consulenti chiamati a chiarire le condizioni psichiche della donna al momento dei fatti.
Al centro del processo c’è infatti la capacità di intendere e di volere dell’imputata: secondo le perizie della difesa la 54enne sarebbe stata totalmente incapace, mentre per il consulente della procura l’incapacità sarebbe stata solo parziale. Un nodo decisivo per stabilire la sua imputabilità.
Secondo la ricostruzione accusatoria, la donna avrebbe colpito la figlia con una trentina di coltellate, alcune delle quali risultate fatali perché dirette agli organi vitali, mentre le ferite alle mani e alle braccia testimonierebbero il tentativo della ragazza di difendersi. Dopo l’aggressione, scaturita da una discussione poi degenerata per una minigonna indossata dalla ragazzina, la madre avrebbe tentato il suicidio lanciandosi da una finestra, senza riuscirci.
Gli accertamenti medico-legali hanno escluso il soffocamento come causa della morte, la ragazzina sarebbe stata bloccata dalla madre con il cavetto di ricarica di un telefono cellulare mentre la accoltellava, attribuendo il decesso a una grave emorragia provocata dalle lesioni. Dopo i fatti, Monica Vinci era stata trasferita nella Rems di Capoterra.
Il procedimento dovrà ora chiarire, anche attraverso il confronto tra gli esperti, se al momento del delitto la donna fosse in grado di comprendere e volere le proprie azioni.











