Tut, il mistero del faraone che doveva per forza essere stato assassinato

A 100 anni dalla scoperta, la morte di Tutankhamon è ancora un enigma. Nonostante i progressi scientifici, continuano ad emergere domande e controversie sulle origini e sulla morte prematura del faraone. Ma una cosa pare ormai certa: Tutankhamon non è stato assassinato.

“Nero come la Cronaca” si occupa eccezionalmente di un mistero storico che dura da ormai 100 anni. Questo mese di novembre 2022 ricorre infatti il centenario di una delle più incredibili scoperte dell’archeologia. Era infatti il 1922 quando Howard Carter restituì al mondo un tesoro inestimabile: la tomba del faraone Tutankhamon. Da quel momento tanti sono stati gli aspetti da chiarire e uno in particolare, quello della morte del giovane re, ha da sempre colpito l’immaginario di storici e scienziati. E ha portato, come vedremo, ad alcune conclusioni tra le più fantasiose e bizzarre, ma soprattutto molto lontane dalla verità.

Immaginiamo di compiere un viaggio indietro nel tempo. Siamo in Egitto, intorno al 1335 a.C. Il paese è in lutto: Akhenaton, il faraone eretico, è morto. Ma non tutti sono dispiaciuti per la sua dipartita, in particolare i sacerdoti di Amon, esclusi dal culto e dai riti dopo secoli e secoli di potere. La furia iconoclasta imperversa, vengono scalpellati il nome e le immagini del re defunto e della sua sposa. In un attimo la rivoluzione religiosa e politica di Akhenaton crolla, i suoi monumenti vengono distrutti, la nuova capitale abbandonata e lasciata semi sepolta dalla sabbie del deserto.

Akhenaton e la sua sposa principale, Nefertiti, non hanno eredi maschi, quindi dopo un paio di regni brevissimi sale al trono il figlio del re e di una sua moglie secondaria. Le analisi del Dna hanno rivelato che questa donna è nientemeno che la sorella del re, ma poco importa, nelle famiglie reali egizie l’incesto è molto diffuso. Tutankhamon sale al trono giovanissimo, ha tra i 7 e gli 8 anni, ed essendo di fatto un bambino è inabile a governare, almeno inizialmente… ma forse non a lungo, come è stato invece sempre sostenuto sulla base di considerazioni fantasiose e prive di fondamento. Anzi si è arrivati persino a sostenere che il faraone fosse talmente inutile da dover essere ben presto rimpiazzato e sostituito da uno più capace. Supposizioni non avvalorate da alcuna prova.

Sta di fatto che Tut muore improvvisamente intorno ai 18 anni lasciando vedova la sorellastra (la tradizione dell’incesto vale anche per lui) e senza eredi. Il suo successore, il vecchio Ay, prima di essere proclamato faraone è stato visir, la prima carica dello Stato dopo quella del re. Un uomo potente, abituato alla vita di corte. Proprio Ay è l’uomo che nelle vesti da sacerdote è raffigurato nella piccola tomba di Tut mentre adempie ai riti funebri del faraone defunto. E proprio Ay, il probabile padre di Nefertiti, sarà suo malgrado ritenuto a lungo l’assassino di Tutankhamon.

Ma cosa sappiamo oggi della vita di Tutankhamon e della sua morte?

Probabilmente cagionevole fin dalla tenera età, come hanno dimostrato le analisi condotte sul suo corpo, il re soffriva di malaria e il suo piede destro presentava il cosiddetto Morbo di Köhler (piede equino), mentre il secondo dito del piede sinistro era privo di una falange. Queste condizioni determinarono la necessità di servirsi di un bastone per poter camminare e in effetti il corredo funerario di Tutankhamon comprende 130 bastoni, molti dei quali presentano tracce di usura evidente. Nessuno di tali problemi fisici, benché invalidanti, sembra tuttavia essere stato la causa del decesso.

La prima autopsia del corpo del faraone ebbe luogo nel 1925. Il sovrano era stato sepolto all’interno di tre sarcofagi antropoidi, inseriti uno dentro l’altro e infine tutti insieme in un sarcofago in pietra, a sua volta custodito da quattro grandi casse dorate. Come in una matrioska d’oro.

Il corpo sembrava carbonizzato, probabilmente per un processo di autocombustione partito dalle bende di lino che lo avvolgevano, sulle quali erano stati versati degli unguenti a base di resina e olio. Su una guancia era visibile una lesione e sulla gamba sinistra era presente una frattura procurata ante mortem e non ricomposta.

Fatto incredibile, se si considerano le credenze religiose e sull’al di là egizie, la mummia non aveva il cuore. L’organo non era stato riposizionato al suo posto. In questo modo la mummia sarebbe stata dannata per sempre, senza possibilità di risorgere. E fu proprio questo particolare, insieme alla sparizione del nome del re bambino dalle liste reali ufficiali, a far insinuare da subito il sospetto che Tut fosse stato vittima di una congiura di palazzo culminata in un omicidio e in una damnatio memoriae posteriore. E che dire poi del pessimo stato di mummificazione in un’epoca in cui quest’arte aveva raggiunto il suo massimo? Tutto lasciava credere che al giovane re fosse stato riservato un trattamento punitivo esemplare. Qualunque fosse il motivo, il regno di Tut doveva essere cancellato per sempre dalla storia.

Anche la tomba nascondeva un mistero: terribilmente piccola, disadorna e tecnicamente mal eseguita, mentre a pochi metri di distanza, nella Valle dei Re, ne è presente una molto più estesa, affrescata dalla stessa mano e con gli stessi cicli pittorici. Chi era sepolto in questa versione deluxe della tomba di Tut? Il suo successore, l’ex visir Ay, naturalmente.

Ecco quindi come nell’immaginazione degli archeologi inizia a farsi strada l’idea che Ay dovesse essere coinvolto nella morte di Tut. Sarebbe stato l’assassino perfetto, mancava solo la prova definitiva.

Ed ecco la prova tanto ricercata, talmente voluta da dover essere per forza interpretata come la testimonianza dell’omicidio: a distanza di anni viene eseguita una radiografia del cranio del faraone. L’immagine evidenzia la presenza di un frammento osseo all’interno della scatola cranica. Ci siamo, Tut è morto dopo aver subito un colpo violento alla nuca. A questo punto Ay, il visir, si sarebbe insediato sul trono e avrebbe usurpato la vera tomba di Tutankhamon facendola propria.

Peccato però che il cranio non presenti alcun segno di violenza. Il frammento, come ha rivelato uno studio successivo, si è staccato in un secondo momento, forse durante il processo di mummificazione.

Ma se il re non è stato ucciso o avvelenato, quale può essere allora la causa della sua morte? In realtà nell’antico Egitto la vita media era di poco più di 30 anni. Morire intorno ai 20 anni non era quindi per niente raro. Tutankhamon, a dispetto dell’appellativo di re bambino con cui ancora viene ricordato, a 18 anni bambino non era più da tempo. Amava la caccia, i carri da guerra e soprattutto il tiro con l’arco. Nella sua tomba sono stati trovati decine di archi, centinaia di frecce, pugnali, scudi, parti di armature e almeno 5 cocchi da guerra, molti con evidenti segni di utilizzo. Che il re si interessasse alla guerra nonostante la sua disabilità è molto più che plausibile.

Un recente studio ha ipotizzato che il sovrano sia morto a causa del violento impatto tra la parte sinistra del suo corpo e un oggetto di grandi dimensioni, forse un carro. Tale ipotesi si basa sul fatto che lo scheletro di Tutankhamon presenta importanti lesioni nella parte sinistra del bacino, della cassa toracica e della gamba. Il cuore, come detto, è mancante, forse perché troppo compromesso per poterlo imbalsamare e ricollocare all’interno del corpo. Se l’ipotesi si rivelasse vera Tutankhamon sarebbe morto per un incidente, forse lontano dalla capitale, il che spiegherebbe anche la mummificazione affrettata e mal eseguita.

Molti però credono improbabile che un re con problemi di deambulazione come Tut potesse salire su un cocchio e guidarlo. Fu una setticemia dovuta alla frattura alla gamba ad ucciderlo? O forse fu l’effetto congiunto della malaria e di diverse anormalità genetiche provocate anche dall’alto livello di consanguineità a provocare la morte precoce del faraone?

Anche la tomba e il suo corredo pongono interrogativi. Per anni, le prove archeologiche hanno suggerito che il faraone sia stato sepolto molto in fretta. L’attività microbica sulle pareti della tomba, per esempio, ha suggerito che le pitture non si erano ancora seccate quando questa venne chiusa. Ma che dire degli oggetti rinvenuti al suo interno? Molti di loro, tra i quali la famosa maschera d’oro, non appartenevano a Tut. Alcuni portano evidenti caratteri femminili, mentre in altri sono ancora visibili le correzioni apportate al nome racchiuso nel cartiglio: Neferneferuaton… chi era questo personaggio e come mai molti oggetti del suo corredo sono stati riassegnati a Tut? Tutankhamon e il suo tesoro nascondono ancora molti segreti e altri sono occultati tra le sabbie del deserto.

Un mistero dopo 100 anni ancora irrisolto e di cui siamo certi si parlerà ancora.

 

NERO COME LA CRONACA, il programma dedicato alle ultime notizie di cronaca nera dall’Italia e dal mondo, va in onda ogni mercoledì e venerdì alle 08:20, 10:20, 17:20, 23:20, 01:20 e in replica lunedì, martedì, giovedì e sabato su RADIO CASTEDDU ONLINE.

[email protected]