Strade appena asfaltate vengono ripetutamente interessate da nuovi scavi per interventi sulla rete idrica, elettrica, telefonica e per la posa della fibra ottica, con ripristini spesso provvisori e di scarsa qualità.
Nei comuni la gestione dei lavori sui sottoservizi è ormai una criticità strutturale che ricade interamente sulle amministrazioni locali e sui cittadini.
La situazione più grave riguarda una rete idrica obsoleta e soggetta a continue rotture. Gli interventi di Abbanoa risultano frequentemente emergenziali e non risolutivi, costringendo a nuovi tagli del manto stradale anche a breve distanza di tempo. A questi si aggiungono i lavori dei diversi gestori dei sottoservizi, effettuati senza un reale coordinamento e senza una programmazione condivisa.
Tale gestione contrasta con quanto previsto dal Codice della Strada (D.Lgs. 285/1992), che impone il mantenimento delle infrastrutture viarie in condizioni di sicurezza, e con i principi di buona amministrazione ed efficienza sanciti dall’articolo 97 della Costituzione. Nella pratica, però, questi obblighi restano disattesi.
I Comuni, pur essendo formalmente responsabili della viabilità, non dispongono di strumenti adeguati per imporre ripristini definitivi, tempi certi e standard qualitativi elevati. Le autorizzazioni vengono rilasciate per garantire servizi essenziali, ma la responsabilità politica e l’immagine negativa ricadono interamente sugli enti locali, mentre i soggetti esecutori dei lavori raramente rispondono dei danni causati.
“Le strade dei nostri comuni – spiega il sindaco di Sardara Giorgio Zucca – vengono sistematicamente devastate da interventi non coordinati, mentre le responsabilità continuano a essere scaricate sui sindaci”, denunciano gli amministratori locali. “Non è accettabile che i cittadini debbano convivere con cantieri infiniti e rattoppi permanenti, mentre chi gestisce le reti non viene chiamato a rispondere dei ripristini”.
Si vedono solo strade dissestate e cantieri infiniti, ma nessuno chiarisce che i Comuni non hanno reali strumenti per imporre ripristini definitivi e sanzioni efficaci. “La modernizzazione delle infrastrutture non può avvenire distruggendo il patrimonio pubblico è il decoro urbano: così si mina la credibilità delle istituzioni locali”.
Serve un cambio di passo immediato: programmazione obbligatoria degli interventi, coordinamento tra i gestori dei sottoservizi e ripristini definitivi certificati. In assenza di queste condizioni, i Comuni continueranno a pagare un prezzo ingiusto in termini economici, di decoro urbano e di credibilità istituzionale.













