Rose e sigle dei cartoni per l’addio a Mattia, il bimbo di origine sarda morto nell’alluvione

Le lacrime di un’intera comunità, il dolore di mamma Silvia Mereu che abbraccia e avvolge la piccola bara bianca, quasi a non volerla mai lasciare. Dolore, commozione e rabbia al funerale del bimbo di 8 anni travolto dalla furia dell’acqua e del fango nelle Marche

Dolore, lacrime e rabbia per l’addio a Mattia Luconi, il bimbo di 8 anni di origini sarde morto nella terribile alluvione che ha colpito due settimane fa le Marche. La piccola bara bianca è entrata nella chiesa di Santa Maria Assunta davanti a un’intera comunità, quella del paesino di Barbara, che non è voluta mancare all’ultimo saluto al piccolo. La madre, Silvia Mereu, abbraccia e avvolge la bara del figlio, quasi a non volerla mai mollare, ed entra nella chiesa sorretta dal padre di Mattia, Tiziano. Una morte orribile, una famiglia distrutta dal dolore che chiede giustizia, il padre sta infatti ultimando un esposto da presentare in Procura. Tante rose bianche e le sigle dei cartoni animati in sottofondo per l’ultimo saluto al piccolo. Presenti, alle esequie, come riporta il nostro giornale partner Il Resto del Carlino, anche i sindaci di Barbara, San Lorenzo in Campo e Castelleone di Suasa, con i gonfaloni di Barbara e San Lorenzo retti dagli agenti della polizia locale e i vigili del fuoco in picchetto davanti all’ingresso della chiesa.
Molto toccante l’omelia di don Paolo Montesi: “Mattia, insegnaci a vivere con gioia, accoglienza, stupore e amore. Guardate ai bambini”, ha detto il parroco, “se non vi convertite non sarete come bimbi, chi si farà piccolo come un bambino sarà il più grande nel regno dei cieli, questo lo possiamo fare tutti”. Don Paolo ha ripercorso ricordi del bambino sereno e felice in paese, come esempio di vita. “Mattia insegnaci a vivere la gioia che tu vivevi quando papà di portava in lambretta in paese e sentivi brezza che accarezzava le guance. Aiutaci a vivere l’accoglienza senza distinzioni perché tutti di fronte a te, quando ti fermavi con lo scooter e papà ti diceva di salutare, gli facevi ciao con la manina, indistintamente a tutti”. “Aiutaci a vivere con amore l’esistenza senza distinzioni, come invece facciamo noi, tra abili ed disabili, buoni e cattivi, tutto ciò che rimarrà è solo l’amore, il resto cadrà tutto”. Nella camera ardente allestita all’obitorio dell’ospedale di Senigallia, la bara bianca è stata contornata da cesti di rose e gerbere bianche, il colore della purezza spezzato solo dalle fasce verdi delle corone di fiori e da un orsacchiotto di peluche azzurro posato sopra la bara a fianco alla foto di Mattia. Una foto in cui quel piccolo angelo guarda verso il cielo, in segno di speranza. Una speranza che lascia a chi resta in un sistema che ha fallito e che non è stato capace di proteggerlo.


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