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Quartu, la denuncia di una paziente oncologica: “Ho dovuto alzare la voce per esercitare il diritto di essere visitata”

La 45enne si era recata per una visita legata alla domanda di invalidità civile. Arrivata con 10 minuti d’anticipo, era risultata poi “assente” poiché considerata in ritardo nonostante il numero d’attesa assegnato. "Il punto più grave – afferma F.D. – è che la visita non mi è stata garantita per rispetto o per tutela di una persona malata, ma solo dopo una minaccia di intervento esterno".

di Daniela Di Iorio
16 Dicembre 2025
in hinterland, zapertura

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Quartu, la denuncia di una paziente oncologica: “Ho dovuto alzare la voce per esercitare il diritto di essere visitata”

Visita per invalidità civile, disagi e tensioni alla ASL di Quartu Sant’Elena. La denuncia di una paziente oncologica: “Ho dovuto alzare la voce per esercitare un mio diritto”

Un episodio che solleva interrogativi sul rispetto dei diritti dei cittadini più fragili e sul funzionamento dei servizi pubblici. È quanto accaduto nei giorni scorsi presso la ASL di viale Colombo, a Quartu Sant’Elena, dove una donna di 45 anni, identificata come F.D., si era recata per una visita legata alla domanda di invalidità civile.

Secondo quanto raccontato dalla donna, paziente oncologica in trattamento, l’appuntamento era fissato per le 14.30 e il suo arrivo sarebbe avvenuto con circa dieci minuti di anticipo. Alla reception le sarebbe stato consegnato regolarmente un numero di attesa, con altre persone presenti prima di lei, circostanza che – riferisce – confermerebbe la sua presenza nei tempi previsti.

Al momento della chiamata, tuttavia, F.D. si sarebbe vista comunicare dal personale che risultava “assente”, poiché considerata in ritardo. Una ricostruzione che la donna contesta fermamente, spiegando di aver più volte tentato di chiarire l’equivoco, mostrando il numero di attesa rilasciato dagli stessi uffici.

Nonostante ciò, la visita – sempre secondo la sua testimonianza – sarebbe stata inizialmente annullata, con l’invito a tornare un altro giorno. Un’ipotesi che per F.D. non era sostenibile: reduce da un ciclo di chemioterapia, avrebbe spiegato di non essere fisicamente nelle condizioni di affrontare un nuovo spostamento. Anche questa informazione, riferisce, non avrebbe trovato ascolto.

La situazione sarebbe degenerata fino a quando la donna, esasperata, avrebbe dichiarato l’intenzione di rivolgersi alle forze dell’ordine per poter esercitare un diritto che riteneva leso. Solo a quel punto, racconta, l’atteggiamento del personale sarebbe cambiato e la visita sarebbe stata finalmente effettuata.

“Il punto più grave – afferma F.D. – è che la visita non mi è stata garantita per rispetto o per tutela di una persona malata, ma solo dopo una minaccia di intervento esterno”. E aggiunge: “Una persona oncologica non dovrebbe mai trovarsi nella condizione di dover alzare la voce o difendersi per ottenere ciò che le spetta”.

La donna sottolinea come l’episodio non rappresenti, a suo avviso, un semplice disservizio, ma una questione più ampia che riguarda dignità, umanità e diritti. “Oltre alla malattia – conclude – ho dovuto affrontare l’indifferenza di un’istituzione”.

F.D. è consapevole che la sua denuncia potrebbe non avere effetti immediati, ma ritiene fondamentale rendere pubblico quanto accaduto. “Il silenzio non migliora la sanità né le istituzioni. Parlare è un atto di responsabilità verso chi è più fragile”, afferma. “Io non sto zitta. È anche così che, prima o poi, può iniziare un cambiamento”.

Tags: quartu
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