USB Sanità Sardegna lo denuncia da anni: quello che oggi viene presentato come “emergenza sanitaria” è in realtà il risultato diretto di anni di tagli, mancata programmazione e scelte politiche che hanno progressivamente indebolito e smantellato il servizio sanitario pubblico nell’isola.
“In Sardegna la situazione è ormai strutturale e diffusa: territori interi senza medici di base, ospedali in sofferenza cronica, Pronto Soccorso al collasso, personale insufficiente e costretto a reggere carichi di lavoro insostenibili. Intere aree interne e periferiche sono sempre più lontane dal diritto effettivo alla cura”, spiega il sindacato.
“Oggi si parla di emergenza, di sistema al collasso, di rinunce alle cure. Ma per chi rappresenta USB Sanità e per chi lavora ogni giorno nella sanità sarda, questa non è una novità: è la normalità quotidiana dentro un sistema ormai al limite.
Prendiamo atto dell’ennesimo documento politico che descrive una situazione “allarmante” nei Pronto Soccorso e nel sistema sanitario regionale.
Serve una ricognizione puntuale di tutti i servizi. Senza una fotografia reale di organici, turni scoperti, carichi di lavoro e servizi effettivamente funzionanti, i numeri continueranno a essere parziali e utilizzati in modo strumentale. Quando questa ricognizione verrà fatta davvero, sarà evidente che la situazione è ben più grave di quella che oggi si racconta”, scrive il responsabile Gianfranco Angioni in una nota.
“Ma ancora una volta, di fronte a una crisi strutturale, si continua a proporre la stessa ricetta fallimentare: pezze temporanee, incentivi economici e interventi emergenziali.
L’aumento delle indennità per i turni in Pronto Soccorso – da 120 a 480 euro per 12 ore – viene presentato come soluzione. In realtà è solo il tentativo di “comprare” la tenuta di un sistema già al limite, senza intervenire sulle cause reali del disastro.
Non si salva la sanità pubblica con le mance.
Non si tiene in piedi un sistema scaricando tutto su operatori sempre meno numerosi, sempre più stremati, costretti a turni insostenibili e a condizioni di lavoro non più accettabili.
Lo stesso documento riconosce la crisi strutturale, ma continua a proporre:
incentivi temporanei
mobilità volontaria tra aziende
integrazione organizzativa tra 118 e Pronto Soccorso
convenzioni tra strutture
Misure che non incidono sul problema centrale che USB Sanità denuncia da anni: la mancanza drammatica di personale stabile e il progressivo smantellamento del servizio sanitario pubblico in Sardegna.
Si continua a rincorrere l’emergenza, che inevitabilmente diventa anche l’unico elemento visibile e raccontato, mentre le cause strutturali restano intatte: senza assunzioni vere, senza organici adeguati, senza una reale riduzione dei carichi di lavoro”.
E conclude: “USB Sanità lo ribadisce con chiarezza: senza stabilizzazioni, senza nuove assunzioni e senza condizioni di lavoro dignitose, ogni intervento è solo propaganda per coprire un fallimento politico costruito nel tempo.
Non serve aumentare il prezzo dello sfruttamento. Serve fermarlo.
Ogni ritardo, ogni rinvio, ogni soluzione tampone ha aggravato una situazione che oggi viene raccontata come emergenza improvvisa, ma che in Sardegna è il risultato diretto e prevedibile di anni di scelte precise.
USB Sanità continuerà a denunciare con forza le responsabilità politiche e a rivendicare ciò che è evidente: la sanità pubblica si salva solo con personale stabile, organici adeguati e rispetto per chi ogni giorno la tiene in piedi”.












