Ha preso una posizione netta la deputata sarda di Alleanza Verdi Sinistra Francesca Ghirra circa il coinvolgimento di Nicola Cocco, medico indagato per associazione per delinquere sempre nell’inchiesta della Procura di Ravenna sui presunti certificati falsi per evitare il trasferimento di migranti nei Cpr.
Sulla questione è intervenuta con fermezza con un post pubblico.
“Ho saputo che le mie conversazioni whatsapp con il medico Nicola Cocco sono state acquisite dai Pm di Ravenna, titolari dell’indagine sui medici nei CPR”, spiega Ghirra.
“Confermo la mia stima nei confronti del dott. Cocco e della rete No Cpr, oltre che di tutti i medici che svolgono il loro lavoro liberi da condizionamenti, nel pieno rispetto del giuramento di Ippocrate.
Non ho niente da nascondere, niente da temere da questa indagine. Penso che verificare le condizioni con cui gli stranieri sono trattenuti nel nostro Paese rientri tra i miei doveri e continuerò a farlo, così come continuerò a sostenere che i Cpr sono buchi neri del diritto, luoghi patogeni, disumani e disumanizzanti, che dovrebbero essere chiusi.
Mi auguro che non emerga una violazione dell’art. 68 della Costituzione.”
“Noi abbiamo costruito una campagna che ha portato a discutere in questo Paese della patogenicità di questi luoghi, dei luoghi dove le persone migranti soffrono, subiscono violenze e muoiono. Non abbiamo fatto partire un’associazione che istigava i medici a fare dei certificati falsi”, ha spiegato Cocco. “Quello che abbiamo fatto è stato fornire le evidenze di questa patogenicità e definire i criteri, i dilemmi deontologici che gli stessi medici ci hanno posto”.










