Straordinario ritrovamento archeologico nelle campagne del paese: due eccezionali pietre istoriate risalenti ad almeno 6.000 anni fa (al IV millennio a.C., in pieno Neolitico).
A raccontare la scoperta è Gianluca Seche, fotografo e attento divulgatore del patrimonio culturale, naturalistico e archeologico di Ovodda.
“L’occhio di Vanni Sedda che vede l’invisibile.
Sicuramente non lontano dalla strada de S’Abba Bohada, nelle campagne del nostro territorio, la terra ha restituito. Ma una scoperta di questa portata non avviene mai per caso. Non basta passare accanto a una roccia: ci vuole un’attenzione, amore per i dettagli del paesaggio e quel tipo di conoscenza profonda che non si impara sui libri, ma calpestando ogni centimetro delle nostre montagne.
Il vero protagonista di questa storia è Vanni Sedda.
Vanni, conosciuto da tutti come esperto raccoglitore di sughero, è un uomo abituato a vivere a contatto intimo con la natura, a leggere le rughe delle querce da sughero, le sfumature della macchia e i segreti del bosco. Ma è anche un’anima verace di Ovodda: amante del nostro territorio, custode delle nostre tradizioni e colonna portante del nostro Carnevale.
È stato proprio il suo fiuto, affinato da una vita trascorso tra le sugherete e le pareti di granito, a notare quei segni scolpiti nel Neolitico che per millenni erano rimasti del tutto invisibili a chiunque altro”.













