Una storia che è finita anche in tribunale, il quale ha emesso la sentenza che le utenze devono essere riallacciate, ma dopo oltre dieci giorni ancora tutto tace. E per avere un pò di acqua deve andare alla fontana pubblica con un secchio, accompagnata solo dalle sue stampelle.
Si chiama Irene, ha la sclerosi multipla e una malattia autoimmune: ha deciso di ritornare a Orroli, paese di origine, per trovare un pò di serenità ma le avversità della vita sono sempre dietro l’angolo.
Voleva un affitto regolare, negato però dai proprietari della casa dove vive: per costringerla ad andare via hanno staccato le utenze. A raccontare nei dettagli la storia di Irene è Chicco Lecca che prosegue l’opera di bene intrapresa accanto al mai dimenticato Antonella Lai.
“Irene ci racconta lo stato di fatto ad oggi e il suo legale l’avvocato Davide Mereu ci relaziona sulla vicenda.
Cosa succede quando la giustizia dà un ordine preciso per proteggere la vita di una persona, ma quell’ordine viene ignorato? Succede quello che sta subendo Irene Vargiu, una donna che lotta ogni giorno contro la sclerosi multipla e a cui sono state staccate, ingiustamente e senza alcun contratto di affitto, luce e acqua.
Il 23 giugno scorso durante il ricorso all’articolo ex 700 il Giudice ha pronunciato una parola chiara: obbligo di riallaccio immediato entro e non oltre il 29 giugno.
Oggi è il 5 luglio. I termini sono scaduti. E Irene è ancora al buio.
I proprietari sostengono attraverso il loro legale di aver avviato la richiesta, ma c’è un ritardo.
Si presume non sia stato fattala modalità d’urgenza con le specifiche previste dalla legge a tutela dei clienti “vulnerabili” (ai sensi della Legge 104/92 e del D.Lgs. 210/2021), che vieta la sospensione e impone corsie prioritarie per cause di grave malattia.
Muoversi con la burocrazia ordinaria quando c’è un ordine d’urgenza del Tribunale e una salute fragile di mezzo non è una giustificazione: è una violazione.
Nel frattempo, i giorni passano e una persona che convive con una patologia grave viene lasciata senza i servizi minimi vitali. Le medicine vitali sono dentro un frigorifero che viene utilizzato come una borsa termica con bottiglie di chiacchiere che qualche amico le procura.
Questa non è solo una battaglia legale, è una battaglia di civiltà.
Per fare massima chiarezza e comprendere la gravità di quanto sta accadendo, abbiamo intervistato il legale di Irene, l’avvocato Davide Mereu, che spiega chiaramente come la sentenza sia stata emessa e cosa succederà adesso.
“La legge ha emesso un ordine preciso per tutelare una salute fragile. Quel termine non era un suggerimento, era un obbligo.”
Non possiamo permettere che il silenzio copra questa ingiustizia”.











