Oncologico a Cagliari, la sanità che funziona: il dono di una figlia dopo la morte della mamma

Una storia davvero particolare quella di Roberta Stara, che he deciso così di ringraziare i medici cagliaritani per le cure alla mamma morta di leucemia

Oncologico a Cagliari, la sanità che funziona: il dono di una figlia dopo la morte della mamma. Una storia davvero particolare quella di Roberta Stara, che he deciso così di ringraziare i medici cagliaritani per le cure alla mamma morta di leucemia: “Buon giorno….. ultimamente avete pubblicato un post dove alcune persone si sono lamentate del ospedale Oncologico di Cagliari e secondo alcuni il personale medico non si occupa adeguatamente dei pazienti, e ancora delle lunghe liste d’attesa per le analisi…. Io invece penso proprio il contrario. Mia mamma è venuta a mancare il 29 aprile di quest’anno e oggi ho portato al ospedale un prezioso dono come riconoscimento per tutto il buon lavoro svolto nei 3 anni e mezzo di leucemia. Sarebbe bello far leggere alle persone che l’ospedale Oncologico funziona e il personale si occupa dei pazienti cercando di aiutarli al meglio. Credo serva affinché l’ammalato non perda fiducia nell’ospedale dove magari oggi stesso è li ricoverato”.

“”Giuliana Todde nata a Cagliari il 13marzo del 1952″, mia mamma è stata una paziente prima del OSPEDALE BINAGHI e sucessivamente del OSPEDALE ONCOLOGICO, alla giovane età di 62anni si ammala di leocemia, da subito ci viene prospettata una prognosi grave con la triste diagnosi che non potesse superare oltre 6 mesi di vita; iniziano le cure e le terapie sperimentali. kemio e trasfusioni, ricoveri lunghi di mesi e costanti visite. Ci siamo impegnati a capire cosa potesse aiutare e allungare quel tempo, e grazie al aiuto di valorosissimi medici, infermieri e specializandi abbiamo curato mia madre per ben 3 anni e mezzo, dove è stata seguita ogni settimana sino alla fine. Mia madre Non si è mai sentita una paziente trascurata, non ha mai sofferto le lunghe liste d’attesa,ma per ottenere questo ha avuto sempre la famiglia vicino e costantemente aggiornata sul andamento della malattia, e facendo rispettare la legge sulla sanità; PERCHE’ se il medico ha studiato la malattia, io invece a mio favore conoscevo il corpo e le potenzialità di mia madre, e insieme abbiamo superato quei famosi 6 mesi di vita trasformandoli in 3 anni e mezzo. . Mi rivolgo a chi ora è in cura nello stesso ospedale, Non perdete le speranze, Cercate invece di capire cosa potete fare per ottenere i risultati che vi servono. Non abbiate paura di parlare con i medici e sopratutto non lasciate da solo l’ammalato. Molte volte la soluzione è lì e non li vediamo”.


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