“Mio figlio morto a due anni ad Assemini, la sua lapide depredata: siete sciacalli”

Il suo piccolo, Cristian, è morto dopo un trapianto. Ogni giorno, Marisa Locci va a trovarlo nel camposanto: “Vasi in rame strappati, fiori tagliati di continuo: in cimitero si viene per pregare e non per rubare”

La sua vita è finita in stand by trentanove anni fa. Il 29 aprile del 1983 il suo primo figlio, Cristian, se n’è andato ad appena due anni. Vari problemi di salute, successivi a un trapianto di midollo a Pesaro, l’hanno strappato per sempre dalle sue braccia. E lei, Marisa Locci, è riuscita col passare del tempo ad elaborare il lutto pur andando, “ogni giorno, proprio come mio marito”, al cimitero di Assemini. Lì, tra le tante bare, c’è anche quella del suo piccolo. La foto c’è, sul freddo marmo campeggia un angioletto e le date di nascita e di morte. E sulla lapide, mamma e papà, cercano di non far mancare mai i fiori freschi a quel bimbo volato via davvero troppo presto: “Ma, purtroppo, siamo vittime di ladri, di sciacalli”, tuona la donna. “La sua lapide è stata già depredata tante volte. Qualche mese fa hanno rubato tutti i vasi in rame, sono riusciti a staccarli dal marmo e li hanno fatti sparire. E, più di una volta, l’ultima oggi, hanno tagliato i fiori, le rose profumate che gli avevamo portato appena un giorno fa”, racconta, singhiozzando, la donna. Telecamere? “Non ce ne sono, per quanto ne so io. Ho segnalato il fatto al guardiano del cimitero, ma so che non può controllare tutta l’area”.
“I boccioli sono stati tagliati, tutti i vasetti sono spariti. Adesso dobbiamo accorciare i fiori, o alla prima folata di vento volano via. Avevo messo un nuovo vasetto bianco, dopo un giorno è stato rubato. Ci vuole rispetto per le persone, anche per i morti”, prosegue, sdegnata e con le lacrime agli occhi, Marisa Locci. “In cimitero si va per pregare, non certo per rubare. È intollerabile quello che sta succedendo, ormai, da anni”. La donna, sulla lapide, ha incollato un cartello con una scritta ben troppo chiara: “Finitela di rubare le rose del nostro bambino. In cimitero si viene per pregare e non per rubare”. Per Marisa Locci “è come se mio figlio fosse morto ieri, mi porterò questo dolore sino alla fine dei miei giorni. Stanno portando via anche i pupazzetti e le rose: chiunque sia, si vergogni”.


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