Le storie dei Figli della Crisi:”Disperati, ma non chiamateci Forconi”

Interviste ai ragazzi che protestano sotto il consiglio regionale, pronti per la manifestazione di domani: “Ci hanno accompagnato alla fame, vorremmo soltanto avere un lavoro”


Per le ultime notizie entra nel nostro canale Whatsapp

Si uniscono al coro di proteste sfociate negli ultimi giorni in mezza Italia, ma non chiamateli Forconi. Sono disoccupati, cassaintegrati, studenti che da una settimana manifestano in via Roma sotto il palazzo della Regione, vicino ai loro compagni di sventure, in presidio permanente da mesi “I figli della crisi”.

Si fanno chiamare Sardi Sovrani, il loro, è un coro unanime di dolore: “Ci hanno accompagnato alla fame, hanno distrutto l’identità di un paese, hanno annientato il futuro di intere generazioni,” questa la pesante denuncia che si legge nei volantini che distribuiscono cercando di coinvolgere la popolazione. Ce l’hanno con un’intera classe politica che non li tutela.

Anche loro, hanno addobbato un albero di natale ma niente palline, nè luci colorate, ma solo i loro incubi ricorrenti:IVA,IRPEG,IRAP,TARSU, etc. Questi i regali di natale.

“Voglio solo un lavoro non chiedo altro” – è l’umile dichiarazione di Carmela Cara, 51 anni, di Monserrato – ho due figli da mantenere una di 22 e uno quasi di 17, ho dovuto aprire una partita Iva e guadagno 450 euro per fare le pulizie in due condomini”.

La storia di Carmen è una di quelle che non si vorrebbero mai sentire, ma che purtroppo esiste perché è sotto gli occhi di tutti, perché è la storia terribile di tante famiglie. I cosiddetti “nuovi poveri”. Carmen è stata sfrattata di casa, ha dormito con i suoi figli per oltre un mese in macchina sotto la basilica di Bonaria, ora è ospite da un amico. Si arrangia con quello che può, vende oggetti che trova o le regalano, al mercatino di Via Po. Si è anche occupata di assistenza agli anziani, ma ormai racconta: “non mi chiamano più, se guardate le offerte di lavoro sul Baratto, gli annunci per badanti sono rivolti solo a rumene, perché sono pagate molto meno”.

Non è migliore la situazione di Maddalena Vacca, anche lei vive a Monserrato, senza lavoro da due anni, senza una casa, con due figli a carico, uno di 5 e l’altro di 17, anche lei ospite da amici.

E tante altre storie simili, si scoprono, fra quel gruppo in via Roma, con un comune denominatore: disoccupazione e disperazione, sotto i portici della Regione, una matrigna che non ascolta le urla di dolore dei suoi figli.