In Sardegna migliaia di famiglie continuano ad affidarsi al lavoro domestico per assistere anziani e persone fragili, spesso in assenza di servizi pubblici sufficienti. Si tratta di un settore essenziale che però, a causa di costi elevati e poche agevolazioni strutturali, deve affidarsi anche al lavoro nero, con conseguenze pesanti sia per i lavoratori che per i datori di lavoro.
Secondo DOMINA, l’associazione nazionale delle famiglie datori di lavoro domestico, per invertire la tendenza servono misure strutturali che rendano la regolarità una scelta conveniente. Tra le proposte avanzate ci sono un meccanismo di cash back sui contributi INPS, il trasferimento parziale e differito di una mensilità di NASpI come incentivo all’assunzione stabile e una detrazione fiscale del 10% delle spese sostenute dalle famiglie per il lavoro domestico.
I numeri ufficiali fotografano però una realtà che continua a reggere gran parte del sistema di assistenza domiciliare dell’Isola. Nel 2024 i lavoratori domestici regolarmente assunti in Sardegna sono stati 46.456. Le badanti rappresentano la netta maggioranza, con il 70,6% del totale. È quanto emerge dal VII Rapporto annuale sul lavoro domestico dell’Osservatorio DOMINA. Nell’ultimo triennio il numero delle badanti è diminuito solo lievemente (-3,1%), mentre più marcato è il calo delle colf (-10,2%). Il settore resta fortemente femminile: le donne rappresentano il 90,8% dei lavoratori.
Secondo i dati INPS, nel 2024 i datori di lavoro domestico in Sardegna sono stati 52.858, in lieve calo rispetto al 2021. Si tratta in prevalenza di donne (67,3%), con un’età media di 71,2 anni, a conferma di una domanda di assistenza legata soprattutto all’invecchiamento della popolazione. La spesa media annua per famiglia si attesta a 5.681 euro. Complessivamente, tra lavoratori e datori di lavoro, il settore coinvolge quasi 100 mila persone, pari al 6,3% della popolazione regionale, la quota più alta a livello nazionale.
Dal punto di vista economico, considerando solo il lavoro regolare, nel 2024 le famiglie sarde hanno speso circa 300 milioni di euro per il lavoro domestico. Il valore aggiunto generato dal settore è stimato in 495 milioni di euro, pari all’1,3% del PIL regionale.
La distribuzione territoriale evidenzia una forte concentrazione nel Cagliaritano: nel capoluogo si trova oltre il 50% delle colf e più del 40% delle badanti. Anche in termini relativi i numeri sono superiori alla media regionale, con 16,5 colf ogni 1.000 abitanti e 43,6 badanti ogni 100 anziani.
A incidere sul futuro del settore saranno anche gli scenari demografici. Secondo le proiezioni Istat, entro il 2050 la popolazione over 80 in Sardegna aumenterà del 65,5%, arrivando a rappresentare il 16,8% dei residenti, mentre la fascia 0-14 anni diminuirà di oltre il 30%.












