Lavoro a Quartu, Sarritzu:”In ventimila senza, è allarme povertà”

Secondo il Psd’Az occorre rilanciare in maniera significativa il settore turistico


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“Ventimila quartesi sono senza un lavoro e serve un piano straordinario per fare fronte alle povertà che rischiano di minare, dopo quello economico anche il tessuto sociale della nostra città”.
E’ l’allarme lanciato da Guido Sarritzu (Psd’Az) all’indomani della lettura dei dati dell’ufficio provinciale del lavoro che confermano le difficoltà per giovani e meno giovani, espulsi o mai entrati nel mercato del lavoro. Da qui la richiesta di un impegno straordinario ed urgente rivolto a tutte le istituzioni che operano nel territorio ad incominciare dal Comune e dalla Regione. “Il tasso di disoccupazione – afferma Guido Sarritzu – aumenta di giorno in giorno e ha ormai raggiunto livelli insopportabili e non più accettabili”.
Il Psd’Az quartese chiama dunque a raccolta istituzioni, sindacati, organizzazioni di categoria, forze politiche e sociali, movimenti e associazioni, perché non solo si affronti l’emergenza lavoro e l’emergenza povertà ma si individuino anche le possibili e condivise azioni per un rilancio delle produzioni nel territorio di Quartu.
Per i sardisti la scommessa resta quella del turismo. “Quartu – spiega Sarritzu – parte da una base ricettiva solida: 12 alberghi, 10 strutture complementari (campeggi, villaggi turistici, forme miste di campeggi e villaggi turistici, alloggi in affitto gestiti in forma imprenditoriale, alloggi agro-turistici, ostelli per la gioventù, case per ferie, e altri) e 62 alloggi privati in affitto, per un totale di circa 2.600 posti letto. Gli hotel, localizzati per l’85% sulla costa e con prevalenza di tre stelle (60% della capacità alberghiera del territorio), offrono più del doppio dei posti letto rispetto alle strutture complementari, tuttavia negli ultimi quattro anni il comparto extra – alberghiero è cresciuto di circa il 30% (con un aumento considerevole dei bed&breakfast), mentre gli alberghi e le strutture complementari sono rimasti stabili”.

Nel documento del Psd’Az non manca anche la fotografia dei servizi connessi alle attività turistiche: oltre 200 tra ristoranti e pizzerie (distribuite prevalentemente sulla costa) una decina di agenzie di viaggi, il porto turistico di Marina di Capitana (capace di ospitare circa 450 imbarcazioni), un’area attrezzata di sosta per i camper, una scuola vela e alcune piccole realtà imprenditoriali e associative che offrono servizi di charter nautico, diving, guida ai percorsi in mountain bike e noleggio attrezzature da spiaggia e da mare, inoltre numerosi locali per l’intrattenimento notturno (discoteche, discobar, gelaterie, etc).
“E’ questo il dato da cui partire – afferma il dirigente del Psd’Az – per far crescere il settore turistico quartese che ha nelle risorse ambientali come il Poetto, le Saline e il parco di Molentargius, il patrimonio da valorizzare con la creazione di una grande zona turistica monumentale che interessi il parco, il lungomare con le sue attrazioni (torri costiere, nuraghi, l’antica villa romana sommersa, i fortini), il lago Simbirizzi, la chiesetta di San Luca e i siti archeologici presenti nel territorio”.
Altri interventi riguardano oltre lo sviluppo del turismo sportivo e il recupero delle antiche vocazioni del territorio, la riduzione dei costi per le imprese,  meno burocrazia e vincoli per creare occupazione, cause queste che impediscono di rilanciare l’economia e creare nuovi posti di lavoro.
E’ necessario affrontare il dramma occupazionale nella nostra città, senza perdere   tempo, perché le famiglie e le aziende non possono più aspettare.
 In conclusione, l’esponente sardista afferma la necessità di un piano straordinario per far fronte al dramma occupazionale e nel contempo, imporre alle aziende che operano in città e che sono pagate con i soldi dei contribuenti, di assumere manovalanza locale, garantendo pari opportunità di accesso al mondo del lavoro e massima trasparenza.
Il deterioramento delle condizioni di vita dei cittadini è ben rappresentato dai dati Istat, e dalle tabelle in allegato, nonché dai recenti dati forniti dalla Caritas diocesana, sull’aumento del numero di cittadini che richiedono aiuti di prima necessità.