La vittoria di Alexandra, 31enne cagliaritana: “Io, trans finalmente libera di chiamarmi come voglio”

Una vita trascorsa a lottare per i suoi diritti, tra difficoltà e molti momenti bui. Alexandra Oro ha vinto in Cassazione una battaglia infinita, riuscendo a cambiare il suo nome: “Non mi sono mai sentita uomo, la mia famiglia non mi aveva accettata. Ognuno dev’essere libero di esprimersi come vuole, oggi sono sposata e felice”

Make up artist già affermata, “ho truccato anche Paris Hilton e Richard Gere”, sposata da settembre “con Andrea” e residente da anni “a Torino”. Una vita normale, a prima vista, quella di Alexandra Oro, 31enne di Cagliari. Ma costellata di tante battaglie: un corpo nel quale si sente imbrigliata sin da piccola. Meglio, imbrigliato. Già, perché Alexandra è Alessandro: “Ma io non mi sono mai sentito un uomo”, precisa subito. “Ho sempre sentito di essere donna, e ciò mi ha comportato grossi problemi”. Lì, in quel rione cagliaritano di Is Mirrionis dove, giura non ha mai avuto “nessun problema”. Con la sua famiglia sì, però: “A 14 anni si è rotto tutto, sono andata via di casa e ho vissuto da alcuni miei amici. Anche se ero minorenne ho sempre lavoricchiato, riuscendo a mantenermi. A scuola mi hanno sempre presa in giro e pochi prof mi hanno difeso”, racconta. Le prime cure ormonali stavano iniziando a fare effetto, il corpo di Alessandro stava cambiando secondo i suoi desideri. Al pari della sua voglia di libertà: “Dopo il diploma mi sono laureata in Psicologia. Ho deciso di non sottopormi all’intervento completo, l’ho sempre visto come una mutilazione”. Una scelta che le è costata, qualche anno fa, il no del giudice al cambio di sesso e di nome. Qualche giorno fa invece la Cassazione le ha dato ragione: “Posso chiamarmi Alexandra, finalmente”. Un nome fortemente voluto, tanto da non accontentarsi della sentrnza di Appello che le aveva dato il via libera per “Alessandra”.
“Ho sempre cercato la libertà. Cagliari non è una città malvagia, ma gli episodi di intolleranza li ho vissuti sulla mia pelle. Gli unici a capirmi, in famiglia, sono stati i miei nonni materni. Per fortuna, dopo un po’ di anni, anche mamma e papà mi hanno accettata e mi hanno chiesto scusa per non avermi accolta così come sono sin da subito. Lo so che, purtroppo, non esiste un manuale del perfetto genitore”, osserva Alexandra Oro. “Oggi sono felice e serena. Ho partecipato solo al primo gay pride sardo, non penso che i diritti si conquistino andando in giro mezzo nudi. Vorrei adottare dei bambini, ma non neonati. Un po’ più grandicelli, di dieci o dodici anni: se a quell’età non hai ancora una famiglia vuol dire che sei stato escluso, proprio come è successo a me per troppo tempo”.

In questo articolo: