“Infarto scoperto solo a pagamento in Sardegna, costretto a partire in Piemonte per farmi operare e non morire”

L’incredibile vicenda capitata a Virginio Balia, 84 anni, malato di leucemia dal 1988: “Giramenti di testa e malesseri, sono seguito da anni all’Oncologico di Cagliari. Al Sirai di Carbonia dopo 10 giorni mi dimettono, vado da un cardiologo privato e, pagando, scopro di aver avuto un infarto. Sono stato due mesi in Piemonte, avevo le vene ostruite: se non mi avessero operato ora non sarei più in questo mondo”

Vivo per miracolo, o quasi. Virgilio Balia, 84enne di Sant’Antioco, se oggi può parlare e raccontare ciò che gli è successo lo deve ai medici dell’ospedale di Rivoli, in Piemonte. È lì che è partito, insieme alla moglie Paola, a novembre. Cos’ha portato il pensionato, malato di leucemia dal 1988, a lasciare la Sardegna per poter essere curato e operato? “Il fatto che non sono riusciti a scoprire che avessi avuto un infarto”. Il suo calvario inizia a ottobre 2021: “Ricoverato al Sirai di Carbonia per dieci giorni e poi dimesso. Avevo, già da prima, malesseri forti, giramenti di testa continui”. Criticità che rimangono anche dopo aver trascorso più di una settimana all’ospedale: “Da agosto 2020 sono seguito anche all’Oncologico di Cagliari”, precisa Balia, “proprio perchè ho una leucemia linfatica cronica”. L’anziano continua a stare male e, “pagando cento euro”, si rivolge a un cardiologo privato: “MI ha visitato, riscontrando un infarto che avevo avuto qualche tempo prima e che non era stato rilevato al Sirai. Avevo delle sensazioni di rigonfiamento, sono aumentato di peso di ben dieci chili”. Balia non perde tempo e, aiutato dalla moglie, decide di partire in Piemonte.
Prima tappa, a novembre, “ospedale di Candiolo, son seguito anche lì. Mi hanno suggerito di andare all’ospedale di Rivoli”. Così ha fatto: “Il due dicembre mi fanno un intervento di 4 ore, una coronografia e un’angioplastica, scoprendo che avevo alcune vene ostruite. Mi hanno impiantato 5 stencil, se non l’avessero fatto non sarei più in questo mondo”, prosegue. Al ritorno in Sardegna, quattro giorni fa, la coppia è andata nella sede cagliaritana del Tribunale del malato per raccontare tutta l’odissea che hanno vissuto: “Ho deciso di farlo, insieme a mia moglie, perchè quanto capitato a me non capiti a nessun altro. Spero che qualcuno riesca a scuotere gli animi di tutti i medici”.


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