Gli ambientalisti in coro: “Stop alla demolizione della diga sul Gutturu Mannu, è la storia mineraria”

STOP ALLA DEMOLIZIONE DELLA DIGA TRA CAPOTERRA, UTA E ASSEMINI- “Giova ricordare che la diga rappresenta una testimonianza storica della vocazione mineraria del territorio, del quale, per oltre un secolo a partire dalla fine dell’800, la miniera di San Leone ha rappresentato il cuore pulsante. Un legame profondo lega le popolazioni di questi territori a San Leone”

Le associazioni ambientaliste Legambiente, Wwf e Lipu chiedono la sospensione delle procedure di dismissione della diga, sul Rio Gutturu Mannu nei Comuni di Uta e Assemini per molteplici motivi. Vogliamo intervenire sul dibattito che si è acceso sul tema in oggetto a sostegno della crescente mobilitazione in dissenso alla decisione di procedere con la demolizione dello sbarramento sul rio Gutturu Mannu esistente all’interno del Parco Regionale (territori di Assemini e Uta). “Giova ricordare che la diga rappresenta una testimonianza storica della vocazione mineraria del territorio, del quale, per oltre un secolo a partire dalla fine dell’800, la miniera di San Leone ha rappresentato il cuore pulsante. Un legame profondo lega le popolazioni di questi territori a San Leone, ma la cosa purtroppo non sta impedendo al complesso di edifici , impianti e gallerie di scontare un inesorabile degrado per l’abbandono.

Stessa sorte ha toccato la diga di S.Antonio la cui destinazione d’uso, come è noto, era connessa alle attività minerarie. Tuttavia pur con la fine dell’epopea mineraria quest’opera, grazie anche alla sua felice posizione, ha rappresentato da subito per i numerosi visitatori di queste montagne una parte imprescindibile del paesaggio, una testimonianza straordinaria dell’attività umana più recente che è riuscita ad integrarsi in modo mirabile con l’ambiente naturale circostante. Ora che incombe la minaccia della sua demolizione, imposta da norme burocratiche che impongono una decisione definitiva, Legambiente, WWF e Lipu invitano tutte le parti in causa ad uno sforzo comune affinché si eviti una simile ferita per il territorio, per il Parco e per la memoria storica di intere comunità. Invitiamo gli Enti coinvolti a ribaltare la prospettiva e rovesciare il paradigma: si utilizzino le risorse per la cura e la valorizzazione del sito (che non è solo uno sbarramento di calcestruzzo, ma è molto di più), che sia l’inizio di un percorso che possa estendersi sino ad interessare gli edifici minerari abbandonati.

Ci rendiamo conto che esistono norme precise che impongono l’esistenza di un Ente gestore che assicuri la vigilanza e la manutenzione della diga col suo invaso. Abbiamo apprezzato che nel 2019 la Giunta Regionale abbia sospeso gli effetti della prima delibera del 2015 che avviava la procedura di dismissione: una sospensione che purtroppo non ha prodotto i suoi frutti e che ha visto Regione, Enti controllati, Comuni ed Ente Parco Regionale Naturale di Gutturu Mannu sedersi inutilmente attorno a numerosi tavoli. Le nostre associazioni sono convinte che una soluzione possa trovarsi, che la politica possa e debba prevalere sulle fredde normative tecniche. Non sta a noi suggerire soluzioni, che pur ci appaiono non impossibili, desideriamo esclusivamente che in uno scenario critico come quello che viene prospettato dalla Delibera di Giunta Regionale n.64/55 del dicembre 2020, gli Enti locali interessati non si limitino a scrivere comunicati o a stigmatizzare via social la decisione assunta dalla Regione: compiano qualche passo in più! Si facciano promotori di un incontro pubblico a cui chiamare i rappresentanti politici regionali e locali, l’assessorato Lavori Pubblici della Regione, l’Ente Parco, l’Agenzia Forestas, il Consorzio di Bonifica della Sardegna Meridionale, l’ENAS e tutti i portatori d’interesse. Si dia voce ai territori, si rendano pubblici i contorni della vicenda e le sue implicazioni burocratiche in modo che sia chiaro a tutti cosa è possibile fare e cosa no. Ci pare il modo migliore per affrontare e, si spera, risolvere, una questione che non si può derubricare ad attività di semplice gestione ordinaria”, sottolineano in coro le associazioni ambientaliste.


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